[Parlami di tER #51] Mangiare, dormire e fare l’amore

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[Parlami di tER #51] Mangiare, dormire e fare l’amore


Tempo stimato di lettura: 6 minuti

Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.

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Il maestro Federico Fellini è indubbiamente il regista più famoso d’Italia. Nella sua lunga carriera durata oltre quarant’anni egli ha vinto ben cinque Oscar. Film quali La Strada, 8 ½, La Dolce Vita e Amarcord hanno colto il senso della vita in modo profondo, talvolta confondendo quella sottile linea fra sogno e realtà. Per catturare la vita all’interno di un film, sosteneva lui, voleva dire mostrare le persone nel loro mangiare, dormire e fare l’amore.

Così come lo è per molti italiani, il cibo ha giocato un ruolo importante nella sua vita, e nei suoi film. Infatti egli non sopportava quei retroscena in cui gli attori sputavano il cibo che stavano mangiando durante una ripresa, era anzi scrupoloso che consumassero il cibo così come si fa nella vita reale. Ciò comportava che sul set comparissero talvolta grandi gruppi di cuochi intenti nel preparare cibo fresco per gli attori, che spesso si trovavano a dover rigirare una scena più volte finchè il cibo non era finito.

Nato e cresciuto a Rimini, Fellini ha sempre avuto una relazione profonda con la sua città natale e con lo splendido Grand Hotel.

Da bambino se ne sarà stato lì ad osservare oltre i cancelli i pavimenti perfettamente puliti ed il maestoso edificio bianco, sognando che un giorno se ne sarebbe stato seduto su uno di quei terrazzi a sorseggiare prosecco e a godersi la dolce vita. Quando la sua carriera crebbe, l’hotel giocò sempre un ruolo importante sia quale sfondo dei suoi film come Amarcord sia come rifugio quando stava a Rimini. Il successo che ne derivò all’hotel fu forse la ragione che lo rese monumento nazionale nel 1994.

Oltre alle sue fantastiche camere, l’hotel detiene anche una cucina di classe che potrebbe sfamare l’appetito di Fellini. Sempre come per molti italiani, Fellini non era un amante del cibo troppo complicato, lo era invece dei piatti semplici preparati coi più freschi ingredienti locali.

Era il suo amore per il cibo ed il Grand Hotel che ci portò a prenotare una cena mentre eravamo a visitare la città.
Sebbene all’hotel servissero un menu eccezionale, noi eravamo interessati in cosa avrebbe mangiato Fellini. Volevamo provare il cibo che lo influenzò e che divenne una parte importante di quella che era la sua interpretazione della vita.

Così, con l’aiuto dei nostri amici emiliano-romagnoli di APT Servizi siamo riusciti a convincere l’hotel a prepararci uno speciale menu felliniano da poter degustare nella loro grande sala da pranzo.
Non sapevamo ancora che non solo avremmo mangiato i piatti preferiti di Fellini ma che saremmo anche stati immersi in una scena che poteva essere stata presa da uno dei suoi film.

Quando siamo arrivati, la sala non era piena; c’erano solo qualche gruppo e alcune coppie sparse qua e là. Abbiamo subito avvertito che stava accadendo qualcosa di strano: i camerieri sembravano un po’ irrequieti e parlavano fra loro mentre attraversavano la sala. Poi ci è stato servito un aperitivo felliniano come inizio alla nostra cena: un prosecco misto a diversi succhi di frutta.

Questo sarebbe stato il momento in cui il Maestro avrebbe urlato “azione!” a sarebbe così iniziata la scena surreale. Nella sala entrò un uomo che poteva solamente essere descritto come un imponente russo simile a Tony Soprano, che indossava una maglietta che vestiva male, pantaloni di una tuta e ciabattine (del tutto fuori luogo); raggiunse sua moglie e i suoi quattro figli al tavolo. Due tavoli più in là sedeva un’altra grande famiglia con tre bambini, che annoiandosi a metà della cena avevano raggiunto gli altri bambini russi. Così come se fosse in un mondo tutto suo, il gangster russo iniziò a mangiare come un animale. Era del tutto noncurante dei suoi figli che ora correvano su e giù per la sala all’inseguimento degli altri bambini. A quel punto eravamo stupiti che un tale comportamento fosse permesso in un luogo di classe come lo è il Grand Hotel e ci aspettavamo che lo staff vi avrebbe posto una fine, ma la scena proseguì.

Cercando di ignorare il caos dietro di lei, la sommelier ci suggerì il vino. Tralasciando la distrazione, ordinammo il nostro vino e cercammo di ascoltare quando il Maitre D’ ci spiegava le pietanze che potevamo degustare, palesemente imbarazzato per la scena che continuava dietro di lui. Ora i bambini avevano iniziato a intrufolarsi sotto le tovaglie bianche per giocare a nascondino, non solo al loro tavolo, bensì sotto a quelli di tutta la sala. I loro genitori non giravavano nemmeno la loro testa mentre i bambini correvano sotto tavoli dove mangiavano altre persone e sotto un grande buffet con vari desserts apparecchiati.

Un altro personaggio felliniano, una bella donna bionda che indossava un vestito a righe bianco e blu, in quel momento si trovava davanti al buffet, quando uno dei bambini sbuca fuori dal tavolo urlando “Buu!” e ridendo quando la ragazza saltò indietro impaurita col suo piatto di cibo in mano.
Mentre il caos proseguiva in una parte della sala, un altro grande tavolo di turisti molto chiassosi era seduto di fronte a noi. Due delle donne ridevano in continuazione, così tanto da oscurare quasi la confusione dei bambini. Nel frattempo, ancora sperando che i genitori avessero richiamato i loro figli, il Maitre D’ e il suo staff se ne stavano ammucchiati in un angolo, perplessi come lo eravamo noi e quasi impauriti di intercedere. Realizzando infine che così non poteva continuare, il nostro Maitre D’ chiese molto diplomaticamente al russo di tenere a bada i suoi bambini. Un po’ annoiato, li richiamò ma non venne ascoltato. La moglie infine li portò fuori dalla sala mentre lui finì il suo piatto e se ne andò. Gli altri genitori presero anch’essi il loro seguito per lasciare la sala, con uno dei bambini che urlava come un forsennato perchè non voleva abbandonare il gioco.
Il volume della sala scese ad un livello normale, con i bambini che se ne erano andati e le risa dei turisti che si era ridimensionato.
Il Maitre D’ ricomparve e col suo calmo tono di voce si scusò per il disturbo, assicurandoci che avremmo potuto cenare in pace; nel mentre arrivò un altro cameriere che ci servì la nostra prima pietanza, i passatelli.
La mia compagna Nathalie iniziò invece con un piatto fresco a base di carpaccio e carciofi. Entrambi i piatti erano semplici e deliziosi.

La scena di fronte di noi stava ora aprendo le porte alla star del film, il cibo. Lo staff di camerieri ci stava viziando con la loro premura, molto probabilmente anche per rimediare al caos precedente. In perfetto unisono ci svelarono la seconda portata da sotto i coperchi d’argento. Spaghettini con tonno fresco, pomodori, olive e capperi; avevano un sapore equilibrato e pulito e la pasta era cotta al punto giusto. Questo era un primo davvero gustoso e della giusta quantità.

Il regista intanto iniziava a zoomare per il suo primo piano, poiché anche la nostra successiva portata era stata nuovamente scoperta dai suoi coperchi con precisione, innalzando così il dolce odore del “brodetto di pesce con le erbette della riviera”. Teneri pezzettini di calamaro, gamberetti, cappesante e pesce erano composte all’interno di un brodo dolce e saporito, con sapori freschi e delicati che ci ricordavano di essere solo a qualche passo di distanza dal mare.

Allontanando nuovamente lo zoom non appena finito il nostro brodetto, il tavolo di turisti iniziò a lamentarsi che il piatto che avevano ordinato non era abbastanza simile a quello cui erano soliti nel loro paese. Questa volta il Maitre D’ si comportò con accurata precisione, spiegando accuratamente che infatti non erano a casa loro, ma a Rimini, e che quello era il modo in cui il piatto viene tradizionalmente preparato e che se volevano potevano scegliere qualcos’altro dal menu.
Po si diresse verso di noi portando due sorbetti per pulirci la bocca prima del dessert.

Gli spiegai di aver avuto qualche esperienza nei ristoranti e che secondo me riusciva a gestire la serata molto bene. Mi ringraziò cortesemente e mi chiese perchè secondo noi le persone viaggiano in un altro paese per arrivare ad ordinare le stesse cose che già hanno a casa, buona domanda.
La nostra conversazione continuò nel mentre che ci venne servito il dolce, uno dei preferiti di Fellini, la crostata di pinoli, che era accompagnato da un vino locale, il Torcolato, abbinamento ideale con le semplice e non troppo dolce crostata.

Mentre gustavamo il nostro dessert, i turisti se ne andarono e rimanemmo da soli nella sala, assaporando i nostri ultimi momenti nel nostro film felliniano, con l’appropriata musica che suonava gentilmente in sottofondo.
Poi, come se il regista avesse urlato “Taglia!” la scena si era conclusa.
Lo staff ora si muoveva lungo la sala in maniera molto più rilassata, pulendo tavoli e sistemando sedie. Il nostro Maitre D’ si ripresentò ancora con quel buon vino da dessert ed un altro lungo piatto di piccole delizie fra cui i cantuccini, le gelatine di frutta, le tartine di frutta e altro, giusto qualora fossimo ancora affamati.

Indugiando al tavolo, così come le ultime persone ad un matrimonio, con il Maitre D’ continuammo la nostra conversazione sulla vita, il viaggio e il generale declino della razza umana.
Che notte!
Camminando attraverso la terrazza e i bei pavimenti, sotto una Rimini mite e stellata, ricordammo la serata e ci chiedevamo se il Maestro Fellini avesse in qualche contribuito nella nostra esperienza.
Era facile capire come poteva essere stato influenzato dalla cucina del suo paese natale e ancora di più dall’atto del mangiare con altri poiché è quando si è insieme a mangiare (e bere) che si mostrano tutte le qualità ed i difetti.

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Tim e Nathalie sono una coppia di travel blogger che hanno preso parte all’edizione di Blogville a Rimini. Tim ha lavorato come cuoco per 15 anni in diversi ristoranti a New York, per poi aprirsi la sua attività a Vancouver. Nathalie è la sua compagna con la quale condivide diverse passioni fra le quali il cibo e viaggiare. Ci raccontano dei loro viaggi (e delle loro ricette) sul loro blog e social network.

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