[Parlami di #tER 38] Vado a Bologna

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[Parlami di #tER 38] Vado a Bologna


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Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima

Vado a Bologna.

Ci vado in macchina e non guido, guardo, fuori dal vetro, in una macchina calda sotto un sole convinto. L’Adriatico splende. Lungo e sottile, una striscia di cobalto chiaro.

Lungo, davvero.

Piatto e calmo, da lontano sembra il mare perfetto.

Passiamo colline, vecchi paesi con orologi che guardano a valle. Anche il promontorio si allunga nel sole, e ne vedi i contorni come spesso non succede.

E poi i monti, ancora paesi, e torri, chiese, piccole case disperse nelle campagne. Il mare, quello, sempre lì, lunghissimo. Sempre azzurro dello stesso azzurro, mentre tagli l’Italia in due sull’autostrada.

Casa è dove ti ritrovi. Sei lì, in quel luogo dove non sei stato mai o sei stato poco, eppure ti ritrovi. Si, questo borgo lo ricordo, e mi piaceva anche prima guardarlo. Lo capisco, questo posto, e mi assomiglia.

Sembra che la vita scorra più lenta e sicura, tra quelle case. Che tutti siano umani e forse veri.

Abbiamo tanto bisogno di bellezza. Ti immagini, vivere ogni colazione davanti a questa finestra, riempiendosi gli occhi di mattoni antichi, di madonne, di alberi leggeri? All’orizzonte, i colli e San Luca, il temporale improvviso e gli squarci di azzurro subito dopo.

Bologna ha una sua poesia diversa.

Persino il piccione di pietra che mi guarda dal tetto di fronte fa leggenda. Immagini le storie di quel guardiano di tegole e ti chiedi cosa veda ogni giorno dall’alto della sua frontiera. C’è un eccesso di ispirazione, in questi luoghi, che potresti scrivere per sempre.

Anche la gente è poetica, a modo suo.

Le facce e i vestiti, anziani signori che si appoggiano ad una canna da passeggio accompagnandosi ad una eleganza antica, o improbabili narratori a guida di un taxi, che hanno girato il mondo e parlano scandinavo con accento romagnolo.

Guardo l’Adriatico scorrere come un nastro alla mia destra, e anticipo le impressioni di Bologna. Ci sono posti dove capiti per caso, ma poi scopri che non era così. Che ci dovevi andare e tornarci, e che un passo precedeva un altro anche quando non ti era chiaro.

La scrittura nutre. Anche camminare per Bologna nutre. Ora basta, ne ho avuto abbastanza. Ma torno, e troverò altro da guardare.

 

Carmen de Gennaro

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Le lingue straniere sono il mio campo di lavoro, anche se mi occupo di molto altro, specialmente di didattica e di tecnologia. Viaggio e ho viaggiato molto, ma Bologna è stata sempre un posto ricorrente nelle mie peregrinazioni. Quando penso ad un luogo dove vivere, penso a qualcosa che somiglia molto a questa città e alla sua campagna. Soprattutto ora che sono all’estero, in un paese come la Norvegia, così diverso da tutto quello che mi poteva essere familiare.

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