[Parlami di TER #147] La mia ricerca dell’autentico aceto balsamico

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[Parlami di TER #147] La mia ricerca dell’autentico aceto balsamico


Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima. Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a <turismoemiliaromagna[at]gmail.com> o un commento qui sotto!

Quando sono arrivato all’Acetaia di Giorgio, una tradizionale azienda produttrice di aceto balsamico poco fuori Parma, in Italia, pensavo di trovarmi nel posto sbagliato. Quando mi immagino un’azienda alimentare, penso subito a fabbriche, laboratori, celle e fienili. Ciò a cui non penso mai, invece, sono le imponenti ville italiane di campagna circondate da giardini rigogliosi, tranquille fontane e mura mattonate incoronate dall’edera. Quindi, arrivato all’indirizzo annotato frettolosamente su un pezzetto di carta, ho scoperto una villa murata da una vegetazione lussureggiante e ho subito pensato di avere preso l’indirizzo sbagliato. Ma non era così. Questa casa di campagna incoronata dall’edera nel mezzo di un paesaggio cittadino era l’azienda di aceto balsamico che ho sempre cercato.

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Il Tour iniziò dal giardino, dove un piccolo west Highland terrier ci fece compagnia per delle grattatine sulla pancia al sole mentre parlavamo dell’Italia, del cibo e della villa stessa. Dopo di che ci dirigemmo su per le scale al piano superiore avvolto nei raggi del sole che entravano dalle finestre dell’antica villa e dalle ombre lanciate dalla balaustra in ferro battuto che si trovava sul pavimento. 

Ora, era giunto il momento di parlare dell’unica cosa più meravigliosa e stupefacente della villa stessa: l’aceto balsamico.

Sono sempre stato un fan dell’aceto balsamico, comprandone delle bottiglie al supermercato e usandolo per tacchino in salamoia e insalate di spinaci.  Però, a parte l’aver notato che le bottiglie più costose e belle venivano da Modena, non sapevo altro, niente sul processo di invecchiamento o sul legno usato per le botti, niente sul differente sapore che le diverse annate e i diversi tipi di legno gli conferiscono.

E così mi sono ritrovato deliziato ad ogni turno mentre assaggiavamo prima uno, poi un altro, e un altro tipo ancora di balsamico. L’aceto di 12 anni invecchiato in diversi tipi di legno era forte, diluito, e aspro. Il balsamico di 12 anni invecchiato solo in legno di ciliegio era più dolce; la nostra guida ha sorriso quando ha detto a tutto il gruppo con gli occhi spalancati che questo balsamico va bene con il gelato.

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Poi ci sono stati i Balsamici di 25 anni, più densi e più miti e pieni di sapore. L’aceto Carlotta, a partire dal 1986 e invecchiato solo in legni dolci come ciliegio, rovere e castagno, era dolce e irresistibile. L’aceto di 25 anni invecchiato in Juniper era sorprendentemente piccante e robusto. “Perfetto”, la nostra guida ha detto, “per costolette di agnello e filetti.”

Infine, abbiamo raggiunto l’apice degli aceti balsamici. Oltre i 25 anni di età, invecchiati solo in botti di rovere, questo tipo lo chiamano il Superiore (e lo è). Forte, ma perfettamente liscio, questo è stato sicuramente in assoluto il mio preferito.

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A differenza dei Balsamici comprati al supermercato, che sono pieni di sostanze chimiche, conservanti e zucchero e sono invecchiati solo per tre mesi o meno, c’è delicatezza in questi aceti. Si può gustare la dolcezza dei legni e il piccante del ginepro. Si poteva sentire la differenza sulla lingua ne passaggio dal 12 anni di invecchiamento al 25 anni. E l’intera esperienza si sentiva legata alla natura e alla terra in un modo che balsamico non mi aveva mai ispirato.

E’ così raro che ci si fermi ad imparare come vengono fatti i nostri cibi, quanto siano delicati, dettagliati e speciali.

E questa è una delle cose che amo di più dell’Italia, l’orgoglio speciale che prendono nel loro cibo, e la gioia intensa che ricevono dal condividere le sue sfumature con tutti coloro desiderosi di ascoltare.

Per me le migliori esperienze di viaggio sono quelle che ti lasciano ispirato.

Questa è stata una di quelle

Gigi Griffis [ @gigigriffis] è una nomade digitale impertinente che vive in Svizzera e viaggia per il mondo con il suo piccolo-grande cane, Luna.  Crede nel sognare in grande, spingendo oltre la paura, e nel vivere la vita alle proprie condizioni. Ha un blog il cui obbiettivo è proprio quello di  ispirare e informare i viaggiatori in modo che possano ripetere le stesse esperienze di viaggio. Gigi è stata inoltre ospite dell’edizione di BlogVille Italia 2014 ed l’articolo originale in lingua inglese e stato pubblicato a questo indirizzo.

 

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Un commento

  1. francesco caselli

    sono un fanatico dell’aceto balsamico e credo anche io che i prodotti offerti nei vari supermercati sono di qualità decisamente scadente!

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