[Parlami di tER #11] Una foto e la storia che racconta

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[Parlami di tER #11] Una foto e la storia che racconta


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Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia- Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!



La foto è quella di un clown che fa uno spettacolo (bellissimo) di bolle di sapone e un gruppo di bambini che guardano meravigliati e assorti. Bambini castani e abbronzati, come accade normalmente in Luglio, ma anche molti bambini biondi.
Dietro una foto c’è sempre un mondo. E mi va di raccontarlo.
Chiunque abbia più di 25 anni, in Italia, ricorda perfettamente i giorni successivi al 26 Aprile del 1986, quando il mondo venne a sapere, con grande ritardo, del disastro di Chernobyl, dell’esplosione alla centrale e della nube. Nei miei ricordi c’è poco, ero abbastanza piccola: conversazioni sull’opportunità o meno di bere il latte o mangiare le verdure, le immagini che riproducevano il percorso della nube radioattiva. I numeri di quel disastro li so solo ora: 10.000.000 di persone coinvolte, 400.000 evacuate. Si parla di 200.000 morti a causa dell’incidente, ed altre centinaia di migliaia di persone malate di diverse forme tumorali o malformazioni alla nascita. Il picco delle conseguenze genetiche era previsto fra il 2006 ed il 2010 quando si prevedeva la nascita dei figli dei “bambini di Chernobyl”.
Negli anni successivi alla catastrofe nascevano in Italia e nel mondo i progetti Chernobyl. Percorsi di ospitalità e accoglienza presso famiglia di decine di migliaia di bambini, soprattutto Bielorussi (la nazione più colpita dal disastro e sulla quale si è riversato il 70% del materiale radioattivo), che durante questi soggiorni estivi, grazie ad una corretta alimentazione e all’esposizione a iodio non radioattivo, traggono benefici dal punto di vista sanitario ma non solo.
E’ l’Italia il Paese che si è dimostrato più “accogliente”, fin dai primi anni ’90 e l’Emilia Romagna una delle regioni più attive.
L’associazione di cui faccio parte nasce in provincia di Ravenna nel 1996. Non è l’unica, ne conosco almeno altre 6 nella nostra provincia, per un totale di circa 250 ragazzi accolti ogni anno. Per tutti noi è abbastanza facile notare, in estate, questi bimbi biondissimi al supermercato, o al mare, o la sera, nelle piazze, in mezzo a famiglie dai tratti mediterranei. Far parte di un progetto di accoglienza è una esperienza unica, si imparano cose che per noi sono ormai scontate, la condivisione, lo stupore per le piccole cose, per le grandi, gli occhi di un bambino che non ha mai visto il mare prima.
E anche loro tornano a casa con un sacco di cose da raccontare. Racconteranno quelle “che passano” come le gite, i giochi, le feste e forse non avranno parole per quelle che restano: gli accertamenti medici, il senso della famiglia, le realtà produttive che hanno visto. Ma queste cose saranno comunque parte, per sempre, del loro bagaglio di conoscenze.
A luglio, da sempre, la Provincia di Ravenna organizza la festa provinciale dei bambini da Chernobyl, un momento di incontro per bambini e associazioni, ma anche per le famiglie coinvolte. Quest’anno l’evento si è svolto il 16 luglio a Casola Valsenio, un delizioso comune montano del faentino, e in una cornice di colline, il culmine della festa è stato lo spettacolo di bolle di sapone.

Elena Zannoni, blog senzaaggettivi.net

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