[ParcoPoesia] Vivere da reduce è aspettare sotto il portico la sera

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[ParcoPoesia] Vivere da reduce è aspettare sotto il portico la sera


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#ParcoPoesia è la rubrica letteraria di Travel Emilia Romagna. Ogni settimana segnalazioni, racconti e poesie di autori emiliano romagnoli consigliati dalla redazione di Parco Poesia, un festival ed un osservatorio dedicato ai nuovi talenti ed agli autori della poesia contemporanea italiana. Un taglio diverso ed una dimensione letteraria per vivere l’Emilia Romagna attraverso i suoi versi più belli.

Questa settimana pubblichiamo la poesia del giovane modenese Marco Bini, tra gli autori che hanno letto nella scorsa edizione di Parco Poesia

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Ore trascorse a mordersi la coda
contano, eccome: sono ore vita
comunque si declini la nozione
riguardo l’utile e il tempo perso
il da farsi, il già fatto e il faceto
movimento del tempo quando annoda
i fili incustoditi in un gomitolo
da non poterlo aprire con le dita.

Il piede piega alla posa del cane.

Il richiamo è uno schiocco trancia-vento
altro che un angolo ampio anche in eccesso
non dispiega davanti alla paura
della bocca che mastica ora a vuoto.

Così le zampe si fissano a terra
le unghie – dure – si fanno radici.

***

a mio padre

«Coraggio tieni duro, non mollare»
se fossimo colleghi alla centrale,
sbirro più giovane tu e rampante
dal mento sempre alto e mai le mani
a posto, la fondina troppo esposta,
la lingua troppo lunga rilasciando
il tuo primo “fuori su cauzione”,
e io detective più attempato e cinico,
(chissà quante ne avrò viste) uno tosto
con tanto caffè in corpo che mi serve
ad ingoiare rospi, e se girassero
un film su di noi: lo direi, sicuro.

Allora no, non credo che sia adatto.
Si dice in questi casi che è un momento
che se ne andrà e poi non sono le nostre
queste parole. Noi ci pizzichiamo
sulle spalle, due dita sotto al collo.
Far finta di tirare la baracca
non lo faccio, si sa che bluffo male.
Per ora preferisco stare all’ombra
vederti ancora in piedi e imparare
com’è che si guadagna il distintivo.

***

Gran Torino

Pelle e vernice e la storia del loro amore
di domenica mattina, un fiato appena d’aria
si infila e riflette sulla scocca il torace.

Un doppio opaco come perso in una nebbia.

Si fatica ad essere fieri quando esce il peggio
a Okinawa, in Corea o a MyLai nel Vietnam,
poi gli anni ingranano la quinta e sei ancora
un uomo, la sua casa, un vecchio ferro per difenderla
ed uno per correre nel sole e fermarsi all’imbrunire
per un ultimo bicchiere all’ora di chiusura.

Vivere da reduce è aspettare sotto il portico la sera
e preservare questo francobollo di avamposto:
la rimessa, un giro di grondaia, sul confine la bandiera.

***

Toro scatenato

Il gioco non era divertente. Finivo con le scapole
forate dalle nocche e il cuore rimbombante
fuori posto ad ogni botta sempre di una forza
sopra la misura.
Nei gesti grezzo e nelle cose
una palla di cannone sparata contro il mondo.

Cascasse pure, per dispetto tu solo rimarresti in piedi.

Uno così porta uranio sotto quella scorza.
Un baffo di sangue, a volte tutta la barba
una foto sul giornale e un nomignolo scadente:
altro non viene a casa dagli incontri
perché vincere è gloria e smarrimento, un pugno
alzato e la puntura sull’orgoglio che torna
a farsi sotto.
Giù non vai finché non sarà chiaro
se è tutto ciò che vuoi, o se quando dici tutto è per non dire
che se ci pensi vedi fino in fondo al secchio
dove c’è la spugna.

Marco Bini [@MarcoBini5] è nato nel 1984, vive e lavora nel modenese. Giornalista pubblicista, scrive e traduce poesia, e collabora con l’organizzazione di Poesia Festival in provincia di Modena. Suoi testi sono apparsi nell’antologia “La generazione entrante”. Nel 2011 è uscito il suo primo libro di poesia, dal titolo “Conoscenza del vento” (Giuliano Ladolfi editore), è vincitore e finalista di diversi premi.

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