[ParcoPoesia] Le conchiglie madri, docili e inesorabili

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[ParcoPoesia] Le conchiglie madri, docili e inesorabili


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#ParcoPoesia è la rubrica letteraria di Travel Emilia Romagna. Ogni settimana segnalazioni, racconti e poesie di autori emiliano romagnoli consigliati dalla redazione di Parco Poesia, un festival ed un osservatorio dedicato ai nuovi talenti ed agli autori della poesia contemporanea italiana. Un taglio diverso ed una dimensione letteraria per vivere l’Emilia Romagna attraverso i suoi versi più belli.

Questa settimana pubblichiamo un articolo riguardo la bellissima mostra della scultrice Paola Ceccarelli in corso a Castel Sismondo, Rimini

Paola Ceccarelli

Paola Ceccarelli

L’opera di Paola Ceccarelli, risacca secolare di culture e di pensieri, figlia insieme della cultura della terracotta e della sapienza del fondere, ma sempre conscia dell’ardua scommessa dello scolpire, è docile e inesorabile insieme.

Così Beatrice Buscaroli, nome di riferimento per l’arte contemporanea, riassume il gesto di Paola Ceccarelli nel catalogo dedicato alla mostra “Di terra e di luce”, in corso a Castel Sismondo fino all’8 dicembre, in cui la scultrice espone insieme ai disegni e agli oli di Americo Mazzotta e con un perfetto allestimento, essenziale ma originale, dell’architetto Marco Morini.
Tre volti diversi dello stupore aprono il percorso “donna acqua terra” con cui Paola Ceccarelli copie il proprio personale vortice ascendente, e da subito la memoria corre alla pittura, all’iconografia delle annunciazioni, a tutti i modi in cui lo stupore è stato messo di fronte a un sì da dire.
La maternità è il luminoso filo che unisce tutte le opere di Paola, una maternità dello sguardo. La metafora marina dell’ostrica che genera la perla nell’incontro con l’alterità, dà vita a queste donne conchiglia, madri conchiglia si potrebbe dire, che non hanno in sé soltanto il senso dell’abbandono, l’idea del residuale, ma anche quello della riva: sono insieme le madri classiche degli eroi che restavano a riva verso l’orizzonte, le regine povere come tutte le altre, e quelle disperate di oggi che arrivano da chissà dove dentro le onde, sono “le poveracce” come in queste terre si chiamano le vongole, in una metonimia che deriva proprio dalle donne che le raccoglievano, chine sulle riva dopo le mareggiate; anche questa parola umile e popolare affiora per dare volto alla visione di Paola. Ma soprattutto diventano forma che raccoglie e accoglie, forma morbida e vorticosa, interna, ma con un mantello di vento che indurisce. Il dolore come tema portante, quello che si porta, che si accoglie appunto, c’è tutta l’idea cristiana della Passione in questa sua traccia marina che va verso l’alto, tra la citazione precisissima di Niccolò dell’Arca, la pietà di Michelangelo e qualcosa di espressionista, una sorta di follia fertile. Consiglio di non perdere questa mostra, che ha la bellezza di una visione che riesce a fissarsi nella mente, appartenere. Forse la scultura più di altre arti ha a che fare con la poesia, nella presunzione di dare forma viva e in un immagine che si fa solida. Le conchiglie di Paola Ceccarelli sono vive, tutt’altro che avanzi del mare, raccontano storie e diventano specchi in cui riconoscersi e guardare a fondo.

di Isabella Leardini

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