[TERacconta] Lo Spettacolo di Boldini a Forlì

 | 

[TERacconta] Lo Spettacolo di Boldini a Forlì


Tempo stimato di lettura: 4 minuti

Qualche giorno fa siamo andati a visitare la mostra che i Musei San Domenico di Forlì stanno dedicando al grande pittore ferrarese Giovanni Boldini, Lo Spettacolo della Modernità (fino al 14 giugno).

Un’esposizione completa e sorprendente alla scoperta del talento che ha affascinato l’intera società parigina e internazionale a cavallo tra ‘800 e ‘900, tanto da essere definito dai suoi stessi contemporanei un classique.
Ecco la nostra guida alla mostra.

L’esposizione ci accoglie con uno dei quadri più affascinanti di Boldini: “Scena di festa al Moulin Rouge” (1889), normalmente custodito al Museo d’Orsay di Parigi. In quest’opera l’artista rappresenta l’atmosfera frivola e festosa del celebre locale parigino e i vizi dei suoi frequentatori attraverso un’inquadratura inedita e audace. Impressionanti i dettagli delle vesti e i gesti delle persone ritratte, che sembrano quasi uscire dalla tela.

Nella I sala son presenti gli autoritratti dell’artista, una carrellata di opere dal 1865 al 1892 che ci permettono di spiare la crescita dell’artista e la sua evoluzione stilistica. Notevole in questo senso l’autoritratto del 1892 in stile “spagnolesco”: un dipinto di grande eleganza nel quale Boldini ha come evidente punto di riferimento il grande pittore spagnolo Velázquez.

La II sala è dedicata al mondo dell’atelier e allo studio che Boldini ha operato sui corpi in movimento, tele che trasmettono tutta la leggerezza e l’evanescenza dei soggetti ritratti. In “Braccio con vaso di fiori” (1910) Boldini accomuna due dei temi a lui più cari, i fiori e le donne. Il quadro è costruito su linee che si prolungano ed intersecano, attribuendo una funzione dinamica allo spazio; le pennellate veloci colgono i gesti della modella e i colori diventano dei colpi di luce.

Nella III sala sono raccolti i disegni: qui troviamo un Boldini più intimo, che disegnava di continuo come guidato da un impulso irrefrenabile, nella convinzione che “un buon disegno non ha bisogno del colore”. Figure, situazioni, atmosfere colgono la vita nella Ville Lumière attraverso tagli originali, influenzati dall’amicizia del pittore con Degas, come si nota nel “Signore in tuba che cammina in una via di Parigi” (1880-85). In mostra anche uno splendido “Studio per il Ritratto di Madame Veil Picard” (1897), opera presente al II piano della mostra.
La IV sala è dedicata agli acquerelli, quadri dinamici, capolavori “di genere” del periodo, tra cui il vertice blu e bianco de “La divina in blu” (1905-06) e gli ammalianti dettagli  della “Giovane donna con fazzoletto in testa” (1916).

La V sala presenta un parallelo tra Boldini e il pittore francese Paul Helleu, suo grande amico, mentre nella VI sala troviamo i protagonisti della Belle Époque. Qui Boldini celebra l’eleganza e la libertà di costumi della società mondana del periodo, ritratti da cui emerge anche la grande rete di relazioni che Boldini intratteneva con persone illustri dell’epoca. In esposizione per esempio il “Ritratto di Giuseppe Verdi” (1889-1895).

Entrando nella VII sala si ha per un momento l’impressione di aver sbagliato percorso della mostra: opere del tutto diverse dallo stile di Boldini, di una assoluta modernità. Eppure si tratta sempre di opere contemporanee a Boldini, realizzate da un altro suo grande amico: il caricaturista Sem, pseudonimo di Georges Goursat. Scene umoristiche e grottesche delle abitudini parigine di inizio ‘900, che Sem rappresentava con ironia canzonatoria ma mai malvagia. In mostra troviamo, uno a fianco all’altro, i ritratti che Boldini fece di Sem e Sem di Boldini. Nel primo (1902) Boldini dipinge l’amico in una posa del tutto naturale e veritiera, nel momento in cui è appena entrato in atelier, con uno sguardo che sembra dire “sbrigati che dobbiamo uscire”. Nel secondo(1910) Sem ritrae Boldini nel suo stile burlesco: una figura piccola, contraddistinta da cappello, bastone e scarpe con tacchi.

Salendo al II piano dei Musei San Domenico, la mostra prosegue in un’ampia sala che raccoglie le opere di Boldini nella Firenze dei Macchiaioli. Anch’egli assiduo frequentatore del celebre Caffè Michelangiolo, in questi anni Boldini opera una profonda rivoluzione nel suo stile di ritratto, in grado di dare una lettura introspettiva del soggetto. In mostra interni affollati di oggetti, amici e conoscenti che l’artista coglie con una pennellata rapida e decisa. Il confronto qui è con le opere di Adriano Cecioni e Telemaco Signorini. Un esempio su tutti è “L’avvocato Comotto” (1865), opera nella quale Boldini rinnova profondamente i criteri del ritratto ufficiale, lasciando spazio a una certa casualità, come notiamo dai dettagli delle gambe accavallate, dal dito che tiene il segno in un libro e dalle ciocche scomposte di capelli e barba.

Proseguendo nella II sala, entriamo nel cosiddetto periodo Goupil, durante il quale Boldini rappresenta l’universo cortese -prevalentemente femminile- in cui vive. Si tratta di scene di vita moderna, caratterizzate da una profonda attenzione per la moda e da un lieve sentimento di nostalgia per il passato. I ritratti presentano infatti quelle che sembrano dame del ‘700 interpretate in chiave moderna. Protagonista del periodo è Berthe, sua modella e amante, che troviamo in opere come “La visita” (1874) e “Berthe esce per la passeggiata” (1874).
La scene di vita sono invece delle vere e proprie istantanee che ci conducono nella Parigi di inizio secolo, come le “Ballerine spagnole al Moulin Rouge” (1905 ca), in cui l’atmosfera del ballo appena concluso è resa in ogni dettaglio, dalle vesti delle donne all’aria che le circonda, attraverso guizzi di colore che si propagano nello spazio circostante.
Nello stesso periodo troviamo però alcune opere dedicate al mondo rurale, a testimonianza del fascino che la campagna parigina esercitava sul pittore. Alcuni esempi di particolare bellezza sono “GranRue à Combs-La-Ville” (1873) e “La primavera” (1872).

La III sala è dedicata all’Apoteosi del Ritratto, al periodo in cui Boldini si è ormai affermato come il ritrattista più richiesto dal bel mondo parigino e internazionale. Sono gli anni di fulcro della sua ricerca sul genere del ritratto, attraverso una sperimentazione continua di modelli tecnici ed espressivi nuovi. Musa del periodo non è più la modella Berthe, bensì la Contessa De Rasty, affascinante nobile parigina con la quale il pittore intrattiene una relazione per lei extra-coniugale. Ne “La Contessa De Rasty coricata” (1880) il tratto sfumato fa emergere la dimensione intima della scena ritratta.
In mostra anche una delle opere più celebri di Boldini: “Giuseppe Verdi in cilindro” (1886), un pastello realizzato in appena 3 ore. L’artista ritrae il Grande Maestro appena arrivato in atelier, con un aspetto un po’ arrabbiato, lo sguardo magnetico, penetrante, da cui trapela una vaga malinconia.

Nella IV e V sala proseguono i ritratti, le Fragili Icone di Boldini: figure flessuose e raffinatissime tanto nelle vesti quanto nelle movenze, emblemi della modernità mondana. Una carrellata di donne affascinanti, contraddistinte da abiti scintillanti e movimenti vibranti, tra cui la “Contessa Speranza” (1899) e uno dei ritratti che Boldini fece di “Emiliana Concha de Ossa” (1901), la donna che gli valse la consacrazione come grande artista di fama internazionale all’Expo di Parigi nel 1889. Dopo il primo pastello che vinse la medaglia d’oro all’Expo, Boldini continua a ritrarla negli anni, lavorando sul concetto di bellezza e fuggevolezza del tempo.

La VI sala presenta una contestualizzazione dell’arte di Boldini, messo qui a confronto con gli altri grandi Italiani a Parigi del periodo, da De Nittis a Modigliani, mentre nella VII sala, a concludere la mostra, un parallelo tra Boldini e gli Antichi Maestri: ritratti unici e irripetibili che dialogano con la ritrattistica del ‘600 e ‘700, come l’opera che è stata scelta a icona della mostra, “La Dame de Biarritz” (1912), un’opera semplice e avvenente le cui accensioni cromatiche sono per la prima volta collegate all’arte di Van Dyck.

Autore:

Social Media Manager per @inEmiliaRomagna e mamma a tempo pieno.
Amo viaggiare, sia fisicamente che con la fantasia, grazie a film e libri, e celebro ogni giorno con un sorriso.

Lascia un commento anche tu!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *