A spasso nel tempo: quando Bologna era la Città della Seta

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A spasso nel tempo: quando Bologna era la Città della Seta


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Un viaggio a ritroso nel tempo all’epoca delle Signorie e dei Comuni, quando Bologna assomigliava ad una piccola Venezia ed era conosciuta in tutta Europa per i suoi canali, i mercanti e la grande produzione di seta, prodotto già conosciuto al tempo dei Romani, ed importato dall’Estremo Oriente in forma di  manufatti già pronti per la vendita.

La storia racconta che introno al 500 D.C. alcuni monaci portarono dei bachi da seta fino alla città di Costantinopoli, e qui insegnarono a tutti il procedimento della filatura. La prima introduzione del baco da seta in Europa fu quindi opera dell’Impero Bizantino. Quasi nel medesimo periodo nella città di Bologna, che all’epoca aveva già il suo sistema di canalizzazione interna, faceva la sua comparsa un’invenzione che avrebbe cambiato radicalmente il modo di filare i tessuti, il Mulino da Seta.
La città Felsinea infatti fin dal Trecento utilizzata per la torcitura della seta una macchina complessa di origine lucchese, il filatoio rotondo, ovvero macchina mossa a braccia che permetteva di svolgere e torcere contemporaneamente i fili di centinaia di rocchetti.

Bologna Seta, Modello Mulino Pedini Museo Patrimonio Industriale

La città dell’acqua e della seta. Plastico del mulino da seta Pedini

Al prototipo lucchese i mercanti bolognesi applicarono una ruota idraulica, in tal modo anche i filatoi di piccole dimensioni venivano trasformati in mulini da seta, bastava solamente che questi si trovassero nelle vicinanze della canalizzazioni bolognesi e che potessero sfruttare la forza motrice dell’acqua. L’invenzione dei mulini da seta alla bolognese (con ruota idraulica e incannatoio meccanico) furono una delle grandi scoperta del tmepo, in quanto aumentavano sostanzialmente i ritmi produttivi e garantivano filati di migliore qualità.

Gli storici della rivoluzione industriale sono concordi nel’affermare che il mulino da seta alla bolognese rappresentasse un importante esempio di sistema di fabbrica protoindustriale. Il processo produttivo era infatti interamente meccanizzato: gli operai si limitavano ad alimentare le macchine, annodare i fili quando si rompevano, togliere le matasse già ritorte dall’aspo e riporle in apposite ceste.

Bologna seta, Canale delle Moline in un dipinto esposto al Museo di Palazzo Pepoli, Bologna

Canale delle Moline in un dipinto esposto al Museo di Palazzo Pepoli, Bologna

La tecnologia del mulino da seta fu custodita a Bologna come il più geloso dei segreti. Tuttavia, malgrado le gravi pene previste per chi violava i divieti, già alla fine del Cinquecento il sistema del filatoio alla bolognese venne esportato a Reggio e a Venezia e verso la seconda metà del Seicento i mulini da seta cominciarono a diffondersi nell’area lombarda e in Piemonte.

Comunque sia alla fine del Seicento si concentravano entro le mura di Bologna 119 mulini da seta mossi da 353 ruote idrauliche, della potenza di 1 o 2 HP, alimentate dall’acqua che raggiungeva le cantine di interi isolati. La maggior parte della seta prodotta veniva esportata tramite Venezia sul mercato internazionale: in Francia, nelle Fiandre, in Germania, in Inghilterra, nell’Oriente turco.

Fu solo alla fine del Seicento che cominciò un lento declino dell’industria serica bolognese; nuove tecnologie più performanti venivano infatti prodotte in altri luoghi d’Italia e lo scoppio di alcune guerre in Europa sereso difficile la vita ai setifici bolognesi, tanto che ai primi dell’ottocento mulini cittadini erano ormai in decadenza.

Rimane nella storia che la città di Bologna per 300 anni contese ai filatoi del grande Impero Cinese il primato della produzione e vendita del prezioso tessuto in Europa, grazie ad una invenzione tutta Felsinea e consentì ai mercanti ed alle famiglia cittadine di essere tra i più improtanti del vecchio Continente.

Si ringraziamo  Genus Bononiae e il Museo del Patrimonio Industriale della città di Bologna per i meteriali fotografici

Autore:

Esploratore e Avventuriero: ama navigare gli oceani, scalare le montagne più alte e surfare sulle onde del web

Un commento

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