L’Emilia Romagna, un tesoro d’arte

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L’Emilia Romagna, un tesoro d’arte


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Sette giorni, sette temi, sette hashtag: la Museum Week è l’appuntamento che ogni anno coinvolge i musei di tutto il mondo a svelare segreti, approfondimenti, aneddoti e tesori tramite i social network.
Anche tanti musei dell’Emilia Romagna hanno partecipato ed ecco alcune delle migliori curiosità emerse finora:

MAMbo Bologna
L’edificio che ospita il MAMbo, Museo di Arte Moderna di Bologna, è nato come panificio comunale. Fu costruito a partire dal 1915 dal sindaco Francesco Zanardi con la funzione di panificio comunale per porre rimedio, almeno in parte, alle difficoltà di approvvigionamento dei cittadini bolognesi nel corso della prima guerra mondiale.
Ancora oggi, le spighe di grano che decorato la facciata esterna ci ricordano quando nell’edificio si sfornava il pane per i bolognesi.

Claude-Monet-Falaises-a-Pourvillesoleil-levant-1897-olio-su-tela-cm-66-x-101
Falaises à Pourville (soleil levant), capolavoro di Claude Monet, è conservato nella collezione permanente della Fondazione Magnani Rocca, vicino Parma. Ritrae lo straordinario paesaggio della scogliera della Normandia illuminata dalla chiara luce dell’aurora e appartiene a una serie di cinque opere, eredità del periodo in cui Monet si è dedicato allo studio delle variazioni di uno stesso motivo in diverse ore del giorno.

Ferrara palazzo dei diamanti
La caratteristica per cui Palazzo dei Diamanti a Ferrara è conosciuto in tutto il mondo è il “bugnato” esterno a forma di punte di diamante, da cui appunto prendi il nome il palazzo. Si tratta di circa 8.500 blocchi di marmo bianco, venato di rosa, che creano incredibili effetti prospettici grazie al diverso orientamento delle punte in modo da catturare al meglio la luce. Una leggenda cittadina racconta che in una delle punte sia nascosto un vero diamante e che al muratore incaricato del delicato compito sia stata tagliata la lingua per evitare che rivelasse l’esatta collocazione.

Museo MAR Ravenna
Il MAR, Museo d’Arte di Ravenna, è stato ricavato da un ex monastero la cui prima realizzazione risale agli inizi del XVI secolo.
L’edificio ha subito svariate riconversioni d’uso già a partire dall’età delle soppressioni napoleoniche, ma a testimonianza della sua forma originale rimangono il chiostro rinascimentale e l’elegante loggia a cinque archi, divenuta il simbolo dell’intero complesso.

CSAC Parma
Anche lo CSAC, Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma, è ricavato da un ex monastero, in questo caso di monaci cistercendi. È infatti anche conosciuta come Abbazia di Valserena o Certosa di Paradigna ed è una delle cattedrali cistercensi più importanti della regione. La foto si riferisce alla prospettiva che avevano i monaci scendendo ogni mattina dai dormitori.

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