Le Teglie di Montetiffi

 | 

Le Teglie di Montetiffi


Tempo stimato di lettura: 2 minuti

«fosse pur là dove è maestra gente in far teglie sotto cui bel bello scoppietti il pungitopo e la ginestra, a Montetiffi» Giovanni Pascoli

Continuiamo a coprire il tema di questa settimana “Pezzi unici dell’Emilia Romagna” e oggi ci avventuriamo tra le colline romagnole e andiamo a scoprire Le Teglie di Montetiffi, .un “pezzo” veramente unico di questa terra e andiamo a conoscere coloro che ancora tengono viva quest’arte, i coniugi Camilletti-Reali.

I segreti della creazione di una teglia sono stati per secoli gelosamente tramandati di padre in figlio, famiglie intere hanno trovato sostentamento da questa attività, che ha avuto come centro di produzione il borgo in pietra di Montetiffi. Così si è andati avanti fino agli inizi degli anni novanta, quando gli ultimi due tegliai della Valle dell’Uso hanno chiuso bottega. Un mestiere che era un’arte, che aveva il profumo della terra e la tenerezza di un quadretto di piada, sembrava definitivamente perduto, lasciato tra le pieghe del tempo. Poi è arrivato il caso, forse il destino. I coniugi Camilletti-Reali hanno deciso di ricominciare a realizzare teglie.

Vengono create in diversi formati: più grandi per il camino o la stufa, più piccole per i fornelli a gas. Si tratta di uno dei prodotti più autentici dell’artigianato di Romagna, che può fungere anche da oggetto ornamentale.

Come nasce una teglia? I termini “testo” o “tegghia” erano usati un tempo per indicare la teglia in argilla; la voce “testo” deriva dal latino “testum” che significa “coccio di terracotta”. L’argilla viene ancora raccolta a mano, nelle vene del territorio di Montetiffi, così come il minerale di calcite (“merum” in dialetto); l’acqua è rigorosamente di sorgente. Una volta raccolta, l’argilla viene messa ad asciugare, setacciata e selezionata manualmente. Quando il prodotto è secco viene frantumato in polvere grossolana e messo in ammollo in mastelli. L’impasto così ottenuto viene tirato su piani di marmo. Con torni a pedale si sovrappone una tavola con una spolverata di cenere, e con una manciata di impasto si inizia a plasmare il prodotto, ottenendo così la base (“e fundel”). Facendo girare il tornio, col movimento delle mani si crea l’orlo (“l’urel”), dopodichè si raffina la teglia levigandola. Lo stampo è pronto! Viene lasciato un’oretta al sole, poi posto nell’essicatoio per circa due mesi; ogni giorno le teglie vengono rivoltate! Una volta essicate, le teglie vengono fatte cuocere in uno speciale forno a legna alla temperatura di 700/800 gradi per 8/9 ore. Infine vengono lasciate riposare un paio di giorni, durante i quali si verifica se vi sono crepe o fratture. Il prodotto così ottenuto è un piccolo capolavoro e su di esse viene posto un timbro che ne certifica la provenienza: “Teglie di Montetiffi”. Le teglie tornano a vivere ed a testimoniare un mestiere che raccoglie l’energia creativa che nasce dalla terra. Uguale nel tempo la magia, uguale nei secoli la poesia.

Il laboratorio dei coniugi Camilletti-Reali è aperto a tutti coloro che sono interessati a visitarlo o per le persone che semplicemente hanno bisogno di una teglia per cuocere la piada. E’ anche possibile assistere a tutte le fasi che portano alla creazione delle teglie. Tutte le informazioni si possono trovare al link ufficiale dedicato alle Teglie di Montetiffi sul sito del Comune di Sogliano al Rubicone.

Lascia un commento anche tu!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *