La Via Bibulca

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La Via Bibulca


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La scure prendi su, Lombardo, da Fiumalbo e Frassinoro!
Il vento ha già spiumato il cardo, fruga la tua barba d’oro.
Giovanni Pascoli, “Il boscaiolo” Canti di Castelvecchio

Continuiamo questa settimana ad andare alla scoperta dell’Emilia Romagna “slow”, questa volta a piedi, presentandovi la Via Bibulca, importante collegamento storico che taglia l’appennino tosco-emiliano e che insieme al Sentiero Matilde e la Via Romea va a comporre i Sentieri della Luce della provincia di Modena.

Iniziamo a scoprire perché questa via è stata importante nel passato, e cominciamo questa camminata slow scoprendo il perché del suo nome “Bibulca”. Bibulca è stato il nome assegnato a questa via dai Romani perché letteralmente “permetteva il passaggio di una coppia di buoi”. I Romani erano efficienti organizzatori del territorio e realizzarono questa via perchè i terreni di questa zona venivano donate ai legionari romani a fine carriera e ciò comportò lo sviluppo del commercio e dei legami fra la montagna e le città. Seguirono poi le invasioni barbariche ed altre guerre e la via Bibulca perse, come le altre vie di transito, importanza.

Il periodo di massima importanza per questa via fu nell’XI secolo con la fondazione dell’Abbazia di Frassinoro voluta da Beatrice, madre di Matilde. L’importanza della Via Bibulca crebbe poi ulteriormente con la costruzione degli ospizi di S. Geminiano (del quale oggi non rimane nulla) e di San Pellegrino in Alpe, eretti per assicurare il ristoro lungo il percorso ormai frequentemente battuto. A quest’ultimo ospizio è legata la leggenda del Santo Pellegrino. Figlio del re di Scozia, dopo aver rinunciato alle ricchezze, si trasferì sull’Appennino dove riuscì ad ammansire le fiere che infestavano quella terra inospitale e a vincere le forze maligne del diavolo. Alla sua morte sia gli Emiliani sia i Toscani rivendicarono il diritto di custodirne il corpo, il quale, allora, fu posto su di un carro a cui furono attaccati due tori, uno modenese e l’altro lucchese. Questi partirono di corsa, per fermarsi esattamente sul confine tra le due province – dove oggi sorge la chiesa del Santo – e niente fu in grado di muoverli. L’episodio sembra giustificare la collocazione del confine tra le province di Modena e Lucca esattamente a metà del santuario.

Nei secoli che seguirono, la Via Bibulca mantenne la sua importanza quale via di collegamento con la Toscana. Nel XVIII secolo, sotto il ducato estense, furono eseguite diverse opere riguardanti la viabilità transappenninica, tra le quali la realizzazione della via Vandelli. A questa via vengono attribuiti diversi percorsi uno dei quali ricalcava il tratto sommitale della Via Bibulca. Con la successiva realizzazione della via Giardini, sul finire del XVIII secolo, questa strada fu poi definitivamente abbandonata.


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Oggi il sentiero si snoda per 30 Km dalla località La Piana fino a S. Pellegrino in Alpe ed è indicato da segnali a vernice e tabellato con frecce direzionali metalliche bianco-rosse recanti l’indicazione dei tempi di percorrenza. Il sito ufficiale della Provincia di Modena dedicato alla Via Bibulca propone 2 tappe:

la prima da La Piana (mt 360) a Frassinoro (mt 1131) si estende per 13 Km e si percorre in 4 ore. Questo percorso si divide a sua volta in 3 tappe:
1. La Piana – Montefiorino (50 min)
2. Montefiorino – Laverna (55 min)
3. Laverna – Frassinoro (2h 15 min)
(info dettagliate sulla I°tappa del percorso si possono trovare qui)

la seconda tappa va da Frassinoro (mt 1131) a S. Pellegrino in Alpe (mt 1529) lungo 17 Km di percorso e si percorre in 5 ore. Anche questo secondo tratto si divide in 3 tappe:
1. Frassinoro – Pietravolta (1h 45 min)
2. Pietravolta – S. Geminiano (1h 35 min)
3. S. Geminiano – S. Pellegrino in Alpe (1h 40 min)
(info dettagliate sulla II°tappa del percorso si possono trovare qui)

Lungo l’intero percorso si incontrano fontanine e aree pic-nic e nei pressi di Serradimigni è a disposizione un ricovero per il ristoro. Il sentiero è percorribile anche in mountain bike e alcuni tratti sono consigliabili solo a ciclisti esperti.

Tutte le informazioni, la storia e l’accoglienza lungo la Via Bibulca si possono trovare sul sito ufficiale della Provincia di Modena della Via Bibulca

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