La MotorValley e la nascita dell’Italia

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La MotorValley e la nascita dell’Italia


Tempo stimato di lettura: 4 minuti

Articolo di Marco Montemaggi, Curatore Scientifico Progetto Motor Valley

Il 17 marzo 1861 il documento della legge n. 4671 del Regno di Sardegna proclama ufficialmente la nascita del Regno d’Italia.

Nel 1853 i toscani Eugenio Barsanti e Felice Matteucci costruiscono il primo motore a scoppio, mentre nel 1884 il professore veronese Enrico Bernardi realizza un triciclo a motore che può essere considerato uno dei primi veicoli al mondo azionati da motore a benzina. I primordi del motore a scoppio sono, dunque, da un punto di vista anagrafico strettamente legati alla nascita dell’Italia, così come l’Emilia Romagna è la regione “in mezzo” a questi due luoghi così importanti della nostra storia motoristica.

Sin dai tempi pioneristici del motore nella nostra regione, peraltro, già ci si “ingegnava” di meccanica, quando i mezzi erano ancora considerati poco più di un pittoresco e costoso giocattolo per clienti facoltosi e con notevole sprezzo del pericolo. Eh si.. perché all’inizio del Novecento viaggiare su questi mezzi significava spesso rischiare la vita in strade non asfaltate e con mille insidie; come non ricordare l’iconografia “avventurosa” dei primi centauri ritratti dai vari Marcello Dudovich, Antonino Salemme e Fortunato Depero?

In definitiva in quegli anni la meccanica, i motori e la tecnologia in generale non erano solo l’invenzione di un mezzo di trasporto più veloce ma erano il portato, l’indice di un profondo cambiamento sociale e culturale che stava attraversando l’Europa, l’incedere della cultura della “macchina”. Come sintetizzava uno dei “cantori” di questa rivoluzione culturale, Gabriele D’Annunzio: “un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia!”

La produzione di tricicli, motocicli e “vetturette” a motore era all’epoca per lo più artigianale, l’industrializzazione sarebbe arrivata qualche decennio dopo, ma nella nostra regione parecchi inventori/meccanici producevano già “velocipedi” nei propri “alchemici” garage. Personaggi di cui per la maggior parte si sono perse le tracce, così come dei loro mezzi, chiamati (nel caso delle 4 ruote) “carrozze senza cavalli”.

Uno dei primi veri e propri brand emiliano-romagnoli fu la ditta di Piacenza, produttrice di “automobili e velocipedi”, denominata F.lli Marchand che a cavallo fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo inizia a produrre (dopo un’iniziale esperienza con le biciclette) motociclette e vetture a quattro ruote (la prima  sarà presentata pubblicamente nel 1899!). Ed è del 28 settembre 1913 la famosa (a livello nazionale) gara in salita denominata “Parma-Poggio di Berceto”, inquadrata nei festeggiamenti del “Centenario Verdiano”. Risultano inoltre documentazioni di competizioni regionali ancora più antiche, anche se meno note, come competizioni su pista addirittura fin dal 1904 (a Lugo di Romagna) e negli anni successivi a Faenza.

Altro personaggio di spicco di quest’epoca pioneristica era il famoso Ettore Bugatti, di nascita milanese, che (prima di trovare ben altre fortune in terra di Francia e dopo una prima esperienza con la lombarda “Prinetti e Stucchi”) lasciò tracce anche nella nostra regione. Infatti, costruì una vettura  per due appassionati fratelli aristocratici ferraresi: Olao e Gianoberto Gulinelli. Una quattro cilindri monoposto assemblata nei locali forniti dai suoi orgogliosi finanziatori, nella loro tenuta alle porte di Ferrara, che fu pure premiata alla Mostra Internazionale dello Sport di Milano con straordinario successo (per qualità estetiche e caratteristiche del motore) ma che purtroppo non è sopravissuta ai nostri giorni. Sempre agli albori del secolo come non ricordare anche un altro Ettore, il meccanico/pilota Guizzardi da Budrio, che accompagnò nel 1907 il Principe Scipione Borghese nella più avventurosa e romantica corsa automoblistica (la Pechino-Parigi su Itala “4 cilindri”) mai organizzata.

Da uomini e marchi come questi (insieme a tantissimi altri) parte il mito dell’Emilia Romagna -Terra di Motori ed in questa esposizione temporanea al Motorshow 2011 abbiamo voluto raccontare con alcuni mezzi e marchi rappresentativi (procedendo a decadi) questa cavalcata motoristica che, fortunatamente, non è ancora finita.

Si inizia con una “motoretta” di una storica casa bolognese come la GD (GD Stella 125 2T del 1923) che contribuì a formare generazioni di costruttori di moto, per poi passare ad uno dei più importanti ed antichi marchi automobilistici della nostra regione: la Maserati. Qui la casa del tridente è rappresentata da una rarissima e bellissima Maserati 6C Competizione del 1934 che ha calcato in numerose gare l’italico suolo.

Si prosegue poi con una “mitica” modenese racing come la Stanguellini (1100 Bialbero Sport) del 1947 per poi continuare con una “due ruote”, sempre emiliana, come la Morini 175 GT degli anni Cinquanta.

La decade successiva è rappresentata da una delle macchine che forse rappresentano meglio di tutti la “Dolce Vita” italiana: la Ferrari GTB4, seguita (in rappresentanza degli anni settanta) da un’altra vettura simbolo come la Lamborghini Countach Lp 400.

Gli anni ottanta sono ricordati da un marchio romagnolo, adriatico, che racconta il genio di un grande designer come Massimo Tamburini: la Bimota (qui presente con il modello KB1).

Arriviamo poi agli anni Novanta con una fabbrica che, dalla fine della seconda guerra mondiale, rappresenta l’Italia nella velocità, la Ducati, qui presente con uno dei suoi modelli di punta degli anni Novanta: la Ducati 916 (che porta sempre la firma del nativo riminese sopra citato).

Inizia poi il nuovo secolo e si è scelto di rappresentarlo con il futuro e dunque il lavoro degli “agguerriti” ingegneri dell’Università di Bologna che da anni gareggiano con successo grazie ad una vetturetta Racing denominata Ubm 2010.

Ognuno di questi mezzi può raccontare da solo una storia bellissima così come i tanti marchi e uomini di questo mondo che, per motivi logistici, non abbiamo potuto mostrare. Ma, tutti insieme, sicuramente tracciano la cultura di una regione al centro di un interesse unico: la meccanica. Una strana “religione” che ha migliaia di adoratori in tutto il pianeta, qualcosa che ha a che fare con l’asfalto, la passione per la tecnologia, per certe melodie futuriste e soprattutto per il gusto della competizione, della velocità come forma di rincorsa dell’assoluto.

Dedichiamo questa mostra temporanea a due amici, figli di questa terra e di questa passione, che ci hanno recentemente lasciato per un nuovo viaggio: Marco Simoncelli e Sergio Scaglietti.

Grazie a tutti i Musei, le Istituzioni e i collezionisti che ci hanno dato i loro preziosi mezzi, a M. Masetti, A. Farneti e L. Rivola per i preziosi consigli.

Autore:

Social Media Manager per @inEmiliaRomagna e mamma a tempo pieno.
Amo viaggiare, sia fisicamente che con la fantasia, grazie a film e libri, e celebro ogni giorno con un sorriso.

5 commenti

  1. Davide

    Bell’articolo. Ma manca completamente tutta la parte su Varano de’ Melegari (PR) e l’azienda Dallara

    1. Giovanni Arata

      Ciao Davide,
      grazie della segnalazione che passiamo senz’altro all’autore.
      Nel frattempo ad uso dei redattori TER- assai meno colti in materia- avresti per caso qualche riferimento [link o testi] da renderci in proposito?
      grazie in anticipo,
      giovanni, Staff TER

    2. marco montemaggi

      Caro amico, come avrai visto il testo è dedicato al periodo della nostra regione a cavallo fra i due secoli (‘800 e ‘900) e dunque si citano alcuni dei personaggi e luoghi di quel periodo (a parte i mezzi che saranno esposti allo stand che, per motivi di spazio, non sono certo esaustivi di tutto il patrimonio motoristico regionale). Essendo il circuito di Varano del 1969 e la Dallara del 1972 non sono stati citati, insieme ad altri tantissimi marchi, in quanto molto più recenti dell’epoca di riferimento. Ovviamente entrambi sono due “gemme” della nostra Motor Valley.
      Saluti
      M.M.

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