Giuliano Razzoli e la festa dell’Appennino

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Giuliano Razzoli e la festa dell’Appennino


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Per gli annali è “soltanto” la vittoria di un giovane sciatore italiano, ma per l’Appennino dell’Emilia Romagna è molto di più. Perché l’affermazione di Giuliano Razzoli sulle nevi di Zagabria va oltre la semplice impresa sportiva, impastando le emozioni all’orgoglio e riportando la memoria a fili che sembravano perduti.

Già perché dalle finestre di qui non si vedono le Dolomiti né il Monte Bianco, le scuole sci sono meno diffuse delle piadinerie e quando un passante dice “cabina” tutto quello a cui vien da pensare è uno stabilimento balneare. Eppure. Eppure in mezzo a queste montagne sono cresciuti alcuni dei talenti più puri dello sci italiano, e la voce della dorsale appenninica è risuonata forte lungo le piste di tutto il continente.

Cominciò tanti anni fa- poco lontano da qui sull’Abetone- l’indimenticato Zeno Colò, eroe romantico di un età dello sci che appare ormai lontanissima. Ma senza andare troppo indietro nel tempo come dimenticare lui, il mitico ed impareggiato Alberto Tomba da Bologna, interprete tra i più sublimi trovati dallo slalom italiano nel dopoguerra? Tomba la Bomba era cresciuto proprio qui, sulle montagne del Corno alle Scale e di Sestola, e con le sue prodezze e la sua simpatia riuscì a far innamorare dello sci un’intera nazione

E allora quando vedi il campione di Castelnuovo ne’ Monti danzare tra i paletti un po’ di confusione in pancia ti si crea. Perché davanti agli occhi apparentemente c’è solo un atleta ventiseienne, che scende veloce e rosicchia agli avversari centesimo su centesimo. Ma mentre lo guardi, e continui a guardarlo, ritrovi un impasto strano fatto tenacia, forza, umiltà. Che poi è la cifra delle sue montagne.

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