Formaggio di Fossa: ancora un DOP per l’Emilia Romagna

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Formaggio di Fossa: ancora un DOP per l’Emilia Romagna


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La sua tecnica di lavorazione affonda nei secoli e- così vuole la storia- sarebbe nata dalla più pratica delle esigenze: difendere dalle mani nemiche un bene prezioso. Eggià, perché il formaggio era l’alimento principale per le popolazioni che abitavano la costa e l’entroterra romagnolo nel tardo medioevo, e le ricorrenti incursioni corsare costituivano una minaccia troppo grave per le scorte locali. Nacque così, racconta la leggenda, l’abitudine di sotterrare il formaggio in fondo a profonde buche, ben dissimulate nei campi e lontane dalle mani rapaci dei pirati.

Ne è passato di tempo. Ma da allora la produzione del formaggio di fossa non si è mai più arrestata, ed anzi ha conosciuto uno sviluppo sempre più fiorente. Al punto che negli ultimi anni questo prodotto caseario ha smesso di essere considerato un cibo “povero”, ed ha assunto tutti i crismi della delikatessen per palati fini, con tanto di copertine sulle riviste di settori e posti privilegiati nelle vetrine dei negozi più chic.

Gli mancava solo una cosa, al formaggio di fossa di Sogliano al Rubicone, per arrivare alla consacrazione definitiva. Quella cosa si chiamava DOP.
E adesso, proprio in concomitanza del 25 novembre, giorno del tradizionale appuntamento annuale dell’apertura delle Fosse, il riconoscimento ufficiale di Denominazione di Origine Protetta è finalmente arrivato. Si tratta di un risultato importante per il lavoro svolto dai produttori e dal loro Consorzio, giacché consentirà anche di tutelare maggiormente il prodotto, di consolidare il suo forte legame con il territorio e- ultimo ma non ultimo- di consentire l´accesso dei produttori a specifiche misure di sostegno previste dai Programmi regionali di sviluppo rurale.

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