Cosa mangiare a Forlì e Cesena

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Cosa mangiare a Forlì e Cesena


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Distribuite su una pianura spalleggiata dalle grandi valli appenniniche e allineate lungo il percorso della via Emilia, le città di Forlì e Cesena sono portavoci di una lunga e fiera tradizione culinaria contadina che proprio qui, nel cuore della Romagna, trova le sue origini.

Pur essendo poco distanti dalla vicina costa Adriatica (basti pensare ai soli 17 km che separano Cesena da Cesenatico), la cultura gastronomica di questi centri abitati ruota attorno ai saporiti prodotti dell’entroterra collinare che vanno a incidere in modo deciso sui menù in tavola.

Tagliatelle, cappelletti, piadina, secondi di carne e ottimi vini rossi a base Sangiovese sono alcuni degli elementi cardine di questa cucina suntuosa nella quantità e nell’intensità dei sapori. Del resto non è un caso che a Forlimpopoli sorga il primo centro di gastronomia dedicato alla cucina domestica italiana, Casa Artusi e la piccola Bertinoro sia assunta a simbolo internazionale di buona accoglienza.

Tralasciando i piatti già descritti nei precedenti articoli dedicati alla gastronomia delle vicine Rimini e Ravenna – tra cui la celebre piadina, le tagliatelle e i passatelli – iniziamo questo breve viaggio attraverso la cucina forlivese e cesenate.

Bartolaccio (Bartlaz)

È il protagonista indiscusso di tutte le sagre paesane, soprattutto dalle parti dell’Appennino forlivese dove a Tredozio è considerato “piatto nazionale”. Si tratta di un tortello di sfoglia, a forma di mezzaluna, ripieno con purea di patate, pancetta, formaggio grana stagionato, sale e pepe. Il tutto cotto su una lastra di arenaria rovente, da gustare a tavola oppure passeggiando per le strade del paese.

Bartolaccio | Foto © braciamiancora.com

Bartolaccio | Foto © braciamiancora.com

Tardura

Uova, pangrattato, parmigiano, sale e ovviamente noce moscata. La tardura è una minestra in brodo molto simile ai passatelli per gusto ma non per preparazione. Una volta era messa in tavola durante le feste pasquali o si proponeva come valida alternativa nel caso si avesse poco tempo a disposizione per imbastire un pranzo per tutta la famiglia.

Tagliatelle all’uso di Romagna

Se volete assaporare un vero piatto di tagliatelle alla romagnola, non vi resta che consultare uno dei manuali indiscussi della cucina italiana, scritto dal romagnolissimo Pellegrino Artusi. Ne “La Scienza in Cucina e l’Arte di Mangiar Bene” del 1891, troverete passo per passo la ricetta originale di questo pilastro culinario della tradizione gastronomica emiliano-romagnolo.

Tagliatelle all’uso di Romagna | Foto © aifb.it

Tagliatelle all’uso di Romagna | Foto © aifb.it (Associazione Italiana Food Blogger)

Paciarela

Un piatto di tradizione contadina, apparentemente simile alla polenta ma difforme nella ricetta e soprattutto nel modo di gustarla. I principali ingredienti sono farina di mais, fagioli, porri, pancetta e un accenno di concentrato di pomodoro. Da consumare tiepida oppure nella versione fritta, dopo averla tagliata a fette sottili.

Polpettone romagnolo

Ogni famiglia conserva con amore la ricetta del proprio polpettone, tramandandola di generazione in generazione. Si tratta di qualcosa di unico e genuino realizzato con ingredienti freschissimi, ed amalgamato per bene grazie alle uova dell’impasto. Affinché venga fuori qualcosa di eccezionale è fondamentale non risparmiare sulla mortadella e il parmigiano grattugiato, senza dimenticare lo strato di brodo nel quale immergerlo durante la cottura.

Formaggio di Fossa

Prodotto tra le vallate del Rubicone e del Marecchia all’interno di speciali fosse di stagionatura, detiene un sapore che dal dolce slitta al piccante fino all’amarognolo a seconda del tipo di latte impiegato (solitamente pecora ma può essere anche misto). Consumato al taglio oppure grattugiato, si dice che il connubio migliore sia quello che lo vede affiancarsi al miele, anche se con savor, fichi caramellati, marmellate, vini come Albana o Sangiovese e, addirittura, il cioccolato mostra piacevoli abbinamenti.

Raviggiolo

Fresco e dal sapore dolce, il raviggiolo è una cagliata di latte vaccino appena munto e non pastorizzato. Servito su foglie di felce, si gusta con olio e pepe o accompagnato da marmellate di frutta e mostarde. Secondo il romagnolo Artusi è uno degli ingredienti fondamentali per la fattura dei celebri cappelletti.

Raviggiolo | Foto © flickonfood.com

Raviggiolo | Foto © flickonfood.com

Pesche dolci (Pisgheini)

Molti simili al frutto della pesca, questi dolci non mancano mai nelle pasticcerie di Romagna, soprattutto a febbraio durante il carnevale. La loro bontà è indescrivibile: coppie di biscotti di pasta, farciti con crema pasticcera al cioccolato e rotolati nell’alchermes.

Pere volpine al Sangiovese di Romagna

È uno dei frutti dimenticati della tradizione popolare della Romagna. Un dolce semplice quanto delizioso. Aromatizzate con cannella e chiodi di garofano, vanno rigorosamente gustate cotte immergendole all’interno di una teglia colma di buon vino Sangiovese.

Pere volpine al Sangiovese di Romagna | Foto © latagliatellanuda.ifood.it

Pere volpine al Sangiovese di Romagna | Foto © latagliatellanuda.ifood.it

 

Autore:

Davide Marino nasce come archeologo ma finisce per fare altro. Razionale ma non metodico, lento e appassionato. Un giovane entusiasta dai capelli grigi

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