C’era una volta il Jazz in Emilia Romagna

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C’era una volta il Jazz in Emilia Romagna


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L’origine del Jazz è da ricercare oltreoceano, nelle comunità afroamericane del Sud degli Stati Uniti, le quali, mescolando le tradizioni musicali africane ed europee alla musica popolare americana, creano un genere nuovo, destinato tanto a donare un’identità all’epoca che vede la sua genesi quanto a modificarsi al passo con essa. La modificazione in fieri caratterizza anche la singola esecuzione, infatti l’improvvisazione, guidata dalla passione e dai ritmi sincopati, è una delle peculiarità del jazz.bbc.comChe cosa porta l’espressività e l’ardore del jazz verso il liscio e i cantautori emiliano-romagnoli? Come si spiegano le radici che questo genere musicale ha affondato nella nostra regione? Beh, a pensarci bene Emilia Romagna e jazz si assomigliano terribilmente. Alessandro Baricco in Novecento dice “se non sai cos’è, allora è jazz” e anche l’Emilia Romagna la si definisce per esclusione: tra Po, Appennini e Adriatico. E come il jazz nasce come sintesi di diverse identità culturali, così l’Emilia Romagna ha saputo trarre dalle differenze culturali la sua forza e la sua unicità.
Gli emiliano-romagnoli sentivano cantare della Route 66 e pensavano alla loro Via Emilia: una tale affinità elettiva non poteva che tradursi in basi per una lunga tradizione.

L’Emilia Romagna, già da prima del secondo conflitto mondiale e successivamente dopo la Liberazione, si è guadagnata un ruolo pionieristico nella diffusione e presentazione del jazz. I primi concerti jazz in Emilia-Romagna sono quelli organizzati nel 1947 a Bologna dall’Hot Club e proprio alla città emiliana dobbiamo l’organizzazione del primo jazz festival organico e continuativo.strada_jazz_bologna-http://www.nuok.itMa l’Emilia Romagna allestisce anche festival “a programma” e arriva per prima ad associare le numerose rassegne organizzate dai vari comuni in un’unica rete, i “Crossroads”. Questi dati forse fanno più effetto se si tiene presente che l’unico festival stabile era quello di San Remo e che quello di Bologna raggiunse una tale notorietà da portare, nelle sue sedici edizioni, il fior fiore del jazz mondiale: tra la fine degli anni ’40 e l’inizio dei ’50 risuonarono le note di Chet Baker, Duke Ellington, Benny Goodman, Ella Fitzgerald e di tanti jazzisti statunitensi che scelgono la città emiliana anche per i loro tour europei.

All’esempio del primo Festival jazz di Bologna fanno seguito negli anni ’70 le importanti esperienze di Reggio Emilia e di Ravenna. Successivamente il territorio emiliano romagnolo si arricchisce di numerose importanti manifestazioni, ciascuna caratterizzata da proprie peculiarità (da Piacenza a Modena, da Parma a Vignola).
Negli anni Ottanta e Novanta maturano anche le esperienze dei locali dove si suona il jazz: il Chet Baker e la Cantina Bentivoglio a Bologna, il Naima Club a Forlì, lo storico Torrione di Ferrara e più avanti il Baluardo della cittadella a Modena e molti altri ancora. 
Una data importante per il jazz nell’Emilia Romagna, è il 1987.

In quell’anno fu fondata l’associazione no profit Europe Jazz Network (EJN) capace di riunire più di 60 festival e rassegne di dodici paesi europei.  Proprio in questi anni Vignola, Castel San Pietro e Forlì si sviluppano sotto la coordinazione dell’EJN mentre Modena, Piacenza e Ferrara lo fanno in completa autonomia. Nel 2000 l’EJN in collaborazione con molti enti e istituzioni propone di raccordarsi con Crossroads, una grande rassegna itinerante pan-regionale in oltre 20 luoghi tra Piacenza e Rimini, nei tre mesi primaverili con oltre 40 concerti l’anno.Fresu-Brass-Bang!-1-(Roberto-Cifarelli)Oggi i circuiti principali del jazz a Bologna sono un po’ ridotti rispetto allo sfavillio passato, riducendosi ai jazzclub (il bar Maurizio in Via Guerrazzi a Bologna) e ai centri giovanili autogestiti. Nel resto della regione invece – è il caso di dirlo – è tutta un’altra musica. A Parma, il Parma Jazz Festival, appuntamento autunnale ormai fisso, punta sull’originalità delle produzioni e le interrelazioni con l’arte contemporanea. A Modena è degno di menzione il Modena Jazz Club, a Vignola, il Jazz in’It d’inizio estate si rivolge alle tendenze Italiane ed Europee. La Romagna conferma la sua reputazione e mostra tanta vitalità quanto fervore nell’organizzazione: il Ravenna Jazz Festival, il Lugo Musica Estate e sopratutto Crossroads sono solo alcuni esempi. Infine Ferrara, autonoma ma puntuale, continua la sua programmazione concertistica di qualità con il Jazz Club Ferrara.Ferrara-JazzClub-by-@MatteoMangheriniLe differenze tra le diverse province della regione e i caratteri culturali e storici che invece la uniformano, unite alle ridotte distanze geografiche tra le città e la presenza in esse di importanti poli universitari, hanno donato all’Emilia Romagna una vivacità culturale di grande rilievo. E’ affascinante la teoria sposata dalla compagnia teatrale ravennate il Teatro delle Albe, secondo la quale durante la deriva dei continenti, una piccola zolla di terra africana si sia distaccata e incastrata proprio dove oggi c’è la Valle Padana, rendendo «la Romagna è un frammento d’Africa» e se il jazz ha un cuore africano trapiantato in America, forse il successo che ha riscosso in Emilia Romagna è determinato dalla comunanza di origni oltre che di indole. Non ci resta che scorrere gli eventi jazz che proprio in questi giorni stanno avendo luogo o trovare il jazz club più vicino a casa e scatenarci.

 

Ringrazio Marco Barbieri, Daniel Soutif, Paolo Fabbri, Aldo Gianolio e Libero Farnè cui interventi nel libro “Jazz in Emilia Romagna, l’arte, la storia, il pubblico” edito da Europe jazz Network Editore, mi ha permesso di scrivere queste poche righe e di raccontarvi anche se non in maniera esauriente, almeno  un po’ curiosa, la storia del jazz in Emilia Romagna.

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