C’era una volta i colori in Emilia Romagna

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C’era una volta i colori in Emilia Romagna


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C’era una volta l’Emilia Romagna quando ancora non c’era.

Al suo posto c’era il mare, sì, proprio il mare, quello che adesso dalle rive romagnole guardiamo tingersi d’acciaio, aspettando la stagione in cui tornerà a regalare albe rosa, pomeriggi azzurri e tramonti dorati.
Tanti, tantissimi anni fa, al mare durante l’inverno piaceva prendersi una vacanza, non gli andava proprio di stare fermo lì dov’era, non si accontentava di muoversi con le onde.
Ogni volta che comparivano i primi freddi, eccolo chiamare in tutta fretta qualcuno che prendesse il suo posto durante l’assenza, qualcuno che occupasse tutto quello spazio per non lasciare incustodite le valli e le colline che lui avvolgeva. I fiumi allora accorrevano scendendo dalle verdi cime dell’Appennino, cogliendo download (2)l’occasione per pulire finalmente la loro acqua e le loro rive, trasportando nel golfo del mare Padano un sacco di robaccia: terra, sabbia, sassi, rami secchi, alberi morti e, sì, anche carcasse. Tanto il mare aveva bisogno di riempire lo spazio, no? Inutile che facesse il difficile. Il mare guardava con sospetto tutta quella spazzatura dai colori così diversi dal suo blu, chi avrebbe pulito tutto quel macello? Dove si sarebbe sistemato una volta tornato dalle vacanze? Ma aveva fretta di andare e lasciò che se la sbrigassero da soli. Ci avrebbe pensato al ritorno.
Ma chi si crede di essere il mare? Lui in vacanza, noi qui a lavorare ogni giorno. Eh no! Pensavano all’unisono tutti i fiumi, i torrenti e i ruscelli la cui acqua limpida non aveva mai smesso un attimo di rifocillarlo. Ma poi, download (3)bello solo lui? Pensavano le valli e le pianure che fino ad allora mai si erano lamentate per essere rimaste sommerse sotto la sua mole d’acqua: senza tutta quell’acqua addosso noi possiamo essere di tutte le sfumature del verde, oppure dorate e marroni, possiamo finalmente farci illuminare dalla luce del sole. 
Sono bella anch’io, pensava la nebbia senza dirlo a nessuno. Il mio colore non ce l’ha proprio nessun altro e prima o poi qualcuno lo apprezzerà.
Ognuno a poco a poco, senza che il mare se ne accorgesse, iniziò ad organizzarsi per prendere il proprio posto. Ogni volta che il mare tornava dalle vacanze, ad aspettarlo non c’erano più solo le vette coperte di alberi verde scuro, bensì comparivano stranedownload (7) isole fangose, che curiosa tonalità di grigio, e macchiate qua e là da vegetazione di un verde più tenue che ad un certo punto cambiava, trasformandosi in giallo, ocra e perfino rosso. Mai vista una natura così eclettica, i tempi sono cambiati da quando ero giovane io, rifletteva il mare.
Dopo una delle sue innumerevoli vacanze, il mare un giorno tornò e si accorse che di posto non ce n’era più: il suo blu era stato rimpiazzato dal celeste del cielo punteggiato dal bianco delle nuvole e, perso all’orizzonte, galleggiava solido e leggero un mare, sì, ma di foschia argentea che avvolgeva quelle stesse pianure che un tempo lui aveva sotto di sé. Le alghe che lui custodiva al buio erano diventate erba, felci e piante, tutto era coperto da colori e profumi mai visti: un arcobaleno così vero e vivace nato proprio da quei detriti di cui aveva sospettato fin dall’inizio.
L’Emilia Romagna ormai era lì, pronta per essere amata. Il mare fu il primo ad innamorarsene e decise di non allontanarsi mai più, di rimanere a vedere quali altri colori si sarebbe inventata quella terra piena di meraviglie.

 

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