Cena Itinerante: A Faenza solo per una notte

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Cena Itinerante: A Faenza solo per una notte


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Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna.
Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a <turismoemiliaromagna[at]gmail.com> o un commento qui sotto!

Prendi una cena tra amici, trasportala fuori dalle mura di casa, elimina in modo creativo le regole che stabiliscono che se ti siedi in un locale devi rimanere lì dall’inizio alla fine, al massimo puoi fare un giro al buffet. Moltiplica tutto per 44: 44 posti, 44 tavoli, 44 possibili portate differenti, una per ogni volta che ti siedi. Poi studia la mappa che hai trovato in giro, scegli da dove vuoi partire e  prosegui senza passare dal via, ma ricordandoti di prendere il bicchiere al punto di distribuzione. Non meno importante, saluta tutti gli altri amici che stanno giocando allo stesso gioco ma seguendo percorsi diversi e goditi le mostre e gli spettacoli organizzati.

Ecco, questa è la Cena Itinerante di Faenza, che torna venerdì 15 maggio per la sua ottava edizione, più contagiosa e più vivace che mai. Tutto accade solo per quella sera: spazi insoliti animati per l’occasione, luoghi di lavoro che si trasformano in ristoranti temporanei, i locali più tradizionali che accolgono altri chef e inventano menù effimeri che non troverai mai più nello stesso posto. E poi le case private che aprono le loro porte e i loro cortili, come quella dove i Senegal Boys tornano cuochi d’eccezione solo una volta all’anno per offrire il loro leggendario cous-cous.


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Ma anche studi professionali, atelier di ceramica (siamo a Faenza!) e addirittura la scuola elementare di quartiere o il Museo Carlo Zauli. Tutti partecipano alla festa, chi ospita, chi organizza – il Distretto A, quelli del Quartiere ad Alta Densità Artistica -, chi espone e chi mangia. E in più piccoli tesori della città che vengono restituiti alle persone a cui appartengono: come la cripta romanica (VIII – XI sec.) della chiesa di Sant’Ippolito, normalmente chiusa ai visitatori ma eccezionalmente aperta per quella sera, o il Museo del Risorgimento all’interno del neoclassico Palazzo Laderchi.

 

Non esiste uno spirito migliore. Quello che restituisce al cibo il suo significato di catalizzatore per chi vuole stare insieme, anche se la cucina è metaforicamente a cielo aperto. Quello che porta attenzione ai posti dove si vive e dove passiamo tutti i giorni, senza accorgercene, e li rende più belli. Come succederà ad una parete esterna alla Scuola Elementare Pirazzini, che accoglie in questi giorni l’enorme disegno dello street-artist portoghese Eime, vincitore dell’Urban Art Contest, che aprirà la serata del 15 maggio, con la sua presentazione alle 18,30. Questo è anche il modo in cui la Romagna allarga il suo sguardo per appoggiare e condividere il Food Revolution Day dello chef inglese Jamie Oliver, che quest’anno si concentra sulla necessità dell’educazione alimentare per i bambini.

Francesca Santoro appartiene orgogliosamente alla Generazione X, vive a Bologna e si occupa di scrittura, uffici stampa e illustrazione. Su Instagram è @ragazzasonica.

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