Bologna, la città dello Zecchino D’Oro

 | 

Bologna, la città dello Zecchino D’Oro


Tempo stimato di lettura: 2 minuti

Lo Zecchino d’Oro, pronto a tagliare il nastro dell’edizione numero 57 (su Rai Uno, dal 25 al 29 novembre), da sempre racconta ed esporta nel mondo la sua città, Bologna.

Non solo attraverso numeri da record: milioni di dischi venduti e novanta nazioni partecipanti (uno dei pochi programmi occidentali regolarmente in onda nei Paesi del blocco sovietico negli anni della Guerra Fredda); non solo attraverso i riconoscimenti (nel 2008 l’UNESCO lo ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità per una cultura di Pace); non solo attraverso quel Piccolo Coro dell’Antoniano che da cinquant’anni è un ambasciatore informale della Città. Ma anche, più curiosamente, attraverso le canzoni.

Nel 1972 “La torre degli asinelli”, su un valzerino d’antan, propone – come nessuno l’ha mai narrata – la leggenda della Torre degli Asinelli “… fatta da centocinquanta asinelli / Son somarelli di ogni colore / grigi, marroni, celesti e lillà… / Sopra la torre degli asinelli / un asinello su tanti asinelli / muove la coda sfiorando le stelle / e la più bella per sé sceglierà!”.

5244106765_d8f15086fc_b
Lo Zecchino non tralascia di certo le tradizioni gastronomiche della città. È del 1969 la storia della gattina cinese “Cin-ciu-è” che assaggia i tortellini preparati da un micione bolognese e se ne innamora, sostituendoli nella sua dieta ai soliti riso e thè, che ora le appaiono piuttosto banali. Il tortellino – “quell’ anello buffo e antico dalla forma di ombelico…” – torna alla ribalta nel 2008 con una canzone interamente dedicata, “Il tortellino” appunto, che elenca in musica gli ingredienti – “lombo parmigiano con prosciutto e mortadella / uova e la sfoglia tutta da gustare” – e raccomanda la degustazione “col brodino senza panna”.

Dai tortellini alle tagliatelle al ragù. Quelle di … nonna Pina, ovviamente! La canzone racconta di un bambino dalla corvée settimanale degna di un CEO che finalmente la domenica ha l’occasione per rifarsi di ogni fatica e, mangiando le mitiche tagliatelle della ormai celebre nonna, (“buone anche al mattino al posto del caffè!”), riesce a garantirsi “un pieno di energia effetto vitamina”.

11054803294_c5b2d65b31_k
Il successo dello Zecchino sarà, allora, anche in questa capacità di raccontarsi all’esterno, di sapersi guardare dentro e partire dal locale per abbracciare il mondo intero? Certo, lo Zecchino ha sempre affondato radici ben salde nella sua terra: per la presenza dell’Antoniano che lo organizza; per Mariele Ventre che fondò il coro nel 1963, per Sabrina Simoni, che lo guida dal 1995 e per le generazioni di bambini bolognesi che vi si sono succedute; per il coinvolgimento di compositori e musicisti del territorio: dal modenese Pippo Casarini, storico autore di “Quarantaquattro gatti”, fino a Lucio Dalla, Dodi Battaglia, Fio Zanotti… Ma questa è una lunga storia, dalle mille colonne sonore, ciascuna ancora con la propria… storia. Per iniziare, una può essere “Volevo un gatto nero”, l’orecchiabile canzoncina del 1969, che divenne un successo da milioni di copie in Giappone, con il titolo “Kuroneko No Tango”. Proprio di questa versione giapponese qualche mese fa una band americana ha proposto una raffinata rivisitazione. Come dire: da via Guinizelli, Bologna a Portland, Oregon passando per Tokyo.

Ringraziamo Angela Senatore, autrice dell’articolo, per averlo condiviso con noi 🙂

Autore:

Lascia un commento anche tu!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *