Ars canusina: “se non ci fossi, dovrebbero inventarti”

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Ars canusina: “se non ci fossi, dovrebbero inventarti”


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Sebbene l’Emilia Romagna possa vantare una lunga tradizione artigianale negli ambiti più varii, ci sono località in cui l’artigianato ha avuto origini “meno storiche” di altre.
Non stiamo parlando dell’antichissima tradizione orafa modenese, o del ferro battuto bolognese o delle stampe su tela tipiche dell’entroterra romagnolo. Non parliamo dei liutai, del ricamo a tombolo o la lavorazione del rame, arti tramandate di padre in figlio anche sin dal Medio Evo. 
Parliamo dell’ars canusina, di quella particolare forma di artigianato artistico, tipico della zona di Reggio Emilia, specificamente originario del comune di Casina, che nasce negli anni ’30 del Novecento e si propone di riprendere gli stilemi tipici dell’arte romanica di epoca matildica.

Casina, veduta dal castello di Sarzano

Casina, veduta dal castello di Sarzano

Quella dell’Ars canusina è una storia straordinaria, scritta da due grandi donne, tessitrici della storia: la Contessa Matilde, mitica domina della rupe di Canossa, gran diplomatica, signora di castelli e feudi e forte sostenitrice della cultura cristiana, e Maria del Rio, giovane psichiatra, appassionata di storia e di arte medievale locale, che nella prima metà del Novecento, all’interno di uno dei più importanti manicomi del Regno d’Italia, il San Lazzaro di Reggio Emilia, sperimentò un metodo di cura e insieme un’attività raffinata di artigianato artistico, per la quale coniò il nome di “Ars canusina”. Il metodo di cura prevedeva la creazione da parte dei pazienti di oggetti artigianali che si commutarono in veri e propri oggetti culturali quasi occasionalmente: nel 1932 la Colonia Scuola fu invitata a partecipare alla Mostra nazionale fascista del lavoro femminile, la quale prevedeva l’esposizione di manufatti artistici che rivelassero “caratteristiche di tradizioni locali che si vogliono mantenute nel dovuto onore”. Reggio Emilia non possedeva un artigianato artistico di questo tipo e la Del Rio si preoccupò di “inventarlo”, permettendo alla zona di dimostrarsi erede culturale del patrimonio di Matilde di Canossa.

Quattro Castella - Chiesa di S.Antonino e statua di Matilde di Canossa

Quattro Castella – Chiesa di S.Antonino e statua di Matilde di Canossa

I motivi ornamentali scolpiti nei capitelli, nei bassorilievi, nelle fonti battesimali, nei fregi dei monumenti di epoca matildica (chiese, oratori, monasteri) presenti in terra reggiana diventano ispirazione per preziosi decori di originali creazioni artistiche, dal sapore eterno: le foglie, simbolo di annuncio di vita, la geometria, a richiamare la conoscenza, gli intrecci e le composizioni tratte dai codici miniati, i cerchi, i quadrati, gli intrecci e i ritmi che richiamano l’infinito.

Esempio di fregio matildico e relativa astrazione artistica

Esempio di fregio matildico e relativa astrazione artistica

Dall’esperienza del San Lazzaro sino ai giorni nostri nuove sperimentazioni e reinterpretazioni continuano l’affascinante riscoperta dell’arte romanica delle terre matildiche. Una volta consolidato lo stile canusino diventa spontanea la fusione dei suoi motivi caratteristici alle più longeve e affermate tradizioni artigianali della regione. Il cotto intarsiato, il vetro policromo, la pietra lavorata, i tessuti ricamati, il ferro battuto, la ceramica, i tessuti dipinti a mano trovano un nuovo respiro e dimostrano come anche le più diverse origini possano trovare una sinergia dal valore unico e doppiamente storico.

Esempi di produzione artigianali artistiche del www.consorzioarscanusina.it

Esempi di produzione artigianali artistiche del www.consorzioarscanusina.it

 

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Un commento

  1. sally ganci

    Gentile Chiara,
    Ringrazio moltissimo per questo articolo che purtroppo mi sono persa a suo tempo. Ci fa sempre piacere trovare chi parla dell’Ars Canusina in modo così corretto come ha fatto lei.
    Nella speranza di poter collaborare, mando i saluti degli artigiani del Consorzio.
    Sally Ganci

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