4 Novembre, un giorno per ricordare insieme

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4 Novembre, un giorno per ricordare insieme


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Oggi ricorre l’anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale, la 96esima ricorrenza di un giorno dall’importanza storica e morale che è fondamento della nostra identità nonché giorno dell’Unità Nazionale e Festa delle Forze Armate.
La festività, in ricordo del 4 novembre 1918, celebra la memoria di un momento unico nella vita sociale della nazione italiana, un ricordo di cui è necessario parlare con fierezza e rispetto, omaggiando nel pensiero il valore degli uomini che hanno dato la vita per creare un futuro che adesso noi viviamo.

Manifesto propaganda

Manifesto di propaganda foto cortesia della Rete Civica di Bologna

Di quella data rimane un ricordo che per molti è lontano, è carta, inchiostro sui libri e forse appena il sussurro delle storie dei nonni, davanti ad un fuoco caldo; rimangono le storie dei soldati, dei valorosi, rimane un sentimento di nazionalismo e la speranza di imparare dal vissuto dei nostri padri.
Storie di uomini come quella di Giacomo Venezian,  che a Bologna fu tra i fondatori della Società Dante Alighieri, consigliere comunale e titolare della cattedra di Diritto Civile presso la nostra Università. Un uomo che si propose come volontario e chiese di essere assegnato al servizio attivo al fronte, simbolo temerario di un movimento comune. E, non dimentichiamo, anche di donne, sulle cui braccia si è appoggiata in quei duri ed aspri anni l’intera economia industriale.
Ad oggi quindi, alle nuove generazioni, il compito di non permettere che la storia scivoli via, ricordando non solo un accadimento il cui impatto sociale, economico e culturale è stato fondamentale per la storia della nazione e dell’Europa intera, ma soprattutto tenerne vivo il fulgore simbolico. quell’atto di eroismo, di patriottismo di cui adesso rimane traccia iscritta nell’architettura cittadina.
La giornata odierna vuole essere un pensiero gettato indietro, ad un passato prossimo di cui non possiamo perdere le tracce, un dna sociale costruito a fatica su ideali immortali, e una celebrazione della speranza, del coraggio, di una unità che si persegue tutt’ora, nell’identità collettiva italiana.

Lapidario SStefano

Lapidario di Santo Stefano foto cortesia del Museo Civico del Risorgimento

Per attingere al patrimonio di valori e di virtù civiche che ci hanno lasciato in eredità, vi invitiamo a tendere le orecchie verso il passato, rileggendo il famoso Bollettino della Vittoria, pubblicato il 5 novembre 1918 dal “Corriere della Sera”. E anche attraverso le mura che ci circondano, camminando sulle strade che furono battute decenni e secoli fa. Nei monumenti storici possiamo ritrovare l’eco di quelle storie di vita e battaglia, sono essi la culla che ancora testimonia il passaggio dei momenti più significativi della cultura cittadina, regionale e nazionale, nella realizzazione del sentimento d’Italia.

Vi segnaliamo il particolare progetto del Museo Civico del Risorgimento che assieme al portale “Storia e Memoria di Bologna” vuole affiancarsi ai cittadini nel ricordo di questo pezzo di storia, dando voce ai protagonisti, nel periodo compreso tra l’età Napoleonica e la Liberazione del 1945. In particolare, nella ricorrenza di oggi, omaggiando i caduti bolognesi che persero la vita nel conflitto della Grande Guerra e nella Resistenza, fino alle vittime della strage di Monte Sole, i nostri predecessori illustri o sconosciuti che riposano al Cimitero Monumentale della Certosa.

L’Istituzione Bologna Musei – Museo Civico del Risorgimento dedica al ricordo dei 2.536 caduti bolognesi una specifica sezione all’interno del portale Storia e Memoria di Bologna e conduce in un viaggio nella storia.
I percorsi fisici e virtuali, nelle ricostruzioni in ambiente 3D contribuiscono a disegnare i contorni delle narrazioni e renderli più vicini e reali. I volti, i nomi e le biografie dei caduti ricordati nelle 64 lapidi (per la prima volta accessibili agli utenti web) che riposano nel chiostro romanico della monumentale Basilica di Santo Stefano, e ancora la ricustruzione dei percorsi all’interno della Certosa di Bologna (Ossario dei partigiani, Sacrario della Grande Guerra, Chiostro III, Chiesa di San Girolamo) e del centro cittadino (Piazza Maggiore, Sacrario dei partigiani, Palazzo d’Accursio), sulle tracce della memoria della Grande Guerra e dei suoi eroi.

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Chiostro interno della Basilica di Santo Stefano foto cortesia del Museo Civico del Risorgimento

L’iniziativa è volta ad offrire a turisti e cittadini bolognesi un grande libro della memoria collettiva, i cui capitoli ci si propone di scrivere accuratamente solcando il vasto materiale che forgia l’archivio della storia d’Italia.

Tra gli scenari più importanti si distingue il Lapidario di Santo Stefano, fortemente voluto dalla Sezione bolognese dell’Associazione Madri e Vedove dei Caduti in guerra e realizzato da un Comitato appositamente costituito, fu inaugurato il 12 giugno 1925 alla presenza del Re Vittorio Emanuele III.
Le lapidi riportano i nomi dei caduti inscritti fra la popolazione residente nel Comune di Bologna negli anni 1915, 1916, 1917, 1918, 1919 e 1920.
Per l’elencazione dei caduti fu prescelta l’idea certamente più efficace, quella di raggruppare i nomi in lapidi distinte per zone combattute, applicandole sulle quattro pareti del chiostro, ciascuna dedicata ad uno dei quattro anni di guerra.

Vi lasciamo con un’anteprima del progetto: la video-intervista con Beatrice Borghi, docente presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, che racconta alcuni aspetti storico-artistici legati al chiostro in cui è conservato il Lapidario.

Storie di forza, tenacia, idealismo, sono quelle che si possono raccontare a distanza di quasi un secolo. Storie di uomini, i cui nomi incisi in caratteri romani tinti di rosso giacciono sotto il fregio della croce di guerra. Nell’anno del centenario del primo, devastante, sconvolgimento bellico mondiale il sentimento di oggi deve essere, nonostante il sapore amaro, un sentimento di gioia, di unità e riconoscenza per coloro che si sono immolati invocando l’indipendenza e la libertà.

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