La Valconca tra borghi, rocche e castelli

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La Valconca tra borghi, rocche e castelli


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Da ben 16 anni vivo in Romagna e, nonostante sia trascorso tutto questo tempo, devo ammettere che questa terra riesce ancora a stupirmi. Ogni volta, come se fosse un abile prestigiatore, estrae dal suo cilindro “magico” un luogo che non conosco, una prelibatezza enogastronomica che non ho mai assaggiato o un panorama che non ho mai visto.

Recentemente, su invito di un mio amico, sono tornato a visitare l’entroterra riminese di cui avevo fatto conoscenza anni fa, anche se in maniera blanda. Circa 90 km di strada da percorrere in macchina alla scoperta di una vallata, quella del fiume Conca, che mi ha assicurato mi avrebbe lasciato piacevolmente colpito. Viste le premesse e tenuto in considerazione che l’area mi era pressoché sconosciuta, il giorno dopo, senza farmi pregare, sono salito in macchina e l’ho raggiunto.

La Valconca

Panorama sulla Valconca

Se non siete mai stati nell’entroterra riminese il mio consiglio è di approfittare di una bella giornata di sole per aggirarvi su e giù tra le colline che contraddistinguono questa porzione di Romagna. Si tratta di un’area che ha riportato alla mia mente alcuni paesaggi toscani in cui insediamenti storici, agricoltura e vegetazione si combinano in mix perfetto e sublime.

Al centro il torrente Conca, un breve percorso d’acqua che, nato in territorio marchigiano (sul Monte Carpegna), dopo aver percorso solo 47 km si getta nelle acque dell’Adriatico, tra Cattolica e Misano. Tutt’intorno le colline, dolci e arrotondate, ospitano sulla sommità interi paesi, rocche e borghi fortificati che richiamano le lotte intestine che, tra Medioevo e il Rinascimento, videro contrapporsi due delle più potenti signorie d’Italia: quella dei Montefeltro d’Urbino e dei Malatesta di Rimini.

Dunque un percorso di frontiera tra due meravigliose terre, l’Emilia Romagna e le Marche, che cercherò di sintetizzare per tutti coloro che come me soffrono la seduzione del Medioevo.


Dopo esserci dati appuntamento a Rimini e percorso la statale Adriatica verso sud, arrivati a Cattolica abbiamo imboccato la provinciale 17 verso l’entroterra e, lasciatoci alle spalle il piccolo paese di San Giovanni in Marignano, un tempo noto come il “granaio dei Malatesta”, abbiamo iniziato a risalire le colline in direzione Saludecio (343 mt).

Saludecio

Saludecio | A destra foto di Cristian Ruboni (via FlickR)

Il borgo, molto carino, ha mostrato subito la sua struttura urbana d’età tardo medievale: un dedalo di vicoli protetto da mura e bastioni con due porte monumentali di accesso. Gli eleganti palazzi, le torri e le piazze ci hanno fatto capire il perché questa piccola cittadina dovette essere, tra il ‘500 e l’800, il paese più importante della Valconca. Dal web abbiamo appreso di due importanti eventi che si svolgono qui ogni anno. In primavera il Saluserbe, un appuntamento dedicato all’erboristeria e all’agricoltura biologica; in estate lo storico Ottocento Festival una manifestazione durante la quale l’atmosfera che si respira in paese strizza l’occhio al XIX secolo. Un esempio è il variopinto percorso artistico che si incontra sui muri delle case del borgo: più di 40 opere rappresentanti le curiose invenzioni dell’Ottocento che hanno valso a Saludecio il titolo di “città dei muri dipinti”.

Abbandonato il paese, dopo poco meno di 5 km, abbiamo raggiunto due dei borghi più suggestivi di tutto l’entroterra riminese: Mondaino (400 mt) e Montegridolfo (290 mt).

Mondaino è piccolissimo ma gode di un panorama fantastico. Fondato dagli etruschi e famoso luogo di culto in età romana, incanta per il suo fascino medievale. Nel Rinascimento svolse un ruolo di prim’ordine tanto da ospitare importanti incontri politici come i patti di pace siglati tra i Malatesta e i Montefeltro nel 1393 e il 1459.

Mondaino

Mondaino

Mondaino | Foto di Cristian Ruboni

Circondato da possenti mura, il centro storico si dipana attorno a Piazza Maggiore, uno spazio scenografico a forma semicircolare realizzato nell’Ottocento. L’imponente rocca malatestiana (sede del comune) sovrasta l’accesso al borgo e dal punto più alto si riesce a godere un panorama fantastico su tutta la Romagna, il Montefeltro e il litorale pesarese. Parlando con gli abitanti abbiamo scoperto che in agosto il paese ospita il Palio de lo Daino, ovvero quattro giorni di sfide tra contrade in pieno spirito medievale. Ci siamo ripromessi di tornare!

In poco meno di 4 minuti ci siamo spostati a Montegridolfo che, tra i paesi fortificati dell’Emilia Romagna che ho visitato finora, è sicuramente uno dei meglio conservati (non è un caso se rientra nel circuito de “I borghi più belli d’Italia”). Protetto da alte mura a unico accesso, girovagando tra le sue strade sembra di trovarsi in una sorta di museo all’aperto dotato di un panorama mozzafiato sul litorale Adriatico.

Montegridolfo

Montegridolfo

Ritornati nuovamente a Mondaino, abbiamo imboccato la strada provinciale 80 in direzione di Tavoleto, ma solo dopo circa 5 km, in località La Serra, una piccola deviazione ci ha permesso di raggiungere l’antico borgo rurale fortificato di Cerreto. Rinomato in tutta la Valconca in quanto anticamente ritenuto il “paese degli sciocchi” per via dei comportamenti assurdi dei suoi abitanti, il centro oggi è praticamente abbandonato. Le poche case sono quasi tutte disabitate e, nelle deserte viuzze, il tempo sembra che si sia fermato.

Borgo rurale fortificato di Cerreto

Cerreto | Borgo rurale fortificato

Ripresa la strada provinciale 80, tra saliscendi collinari rivestiti da alberi da frutto, uliveti, boschi, campi di grano, e costellati da case di campagna, rocche e castelli, senza accorgercene, abbiamo oltrepassato il confine tra l’Emilia Romagna e le Marche.

Giunti a Tavoleto, dopo aver imboccato Via Casinella, ci siamo diretti in direzione del comune di Montefiore Conca (385 mt), uno dei borghi più belli d’Italia nonché bandiera Arancione del Touring.

Montefiore Conca

Montefiore Conca

Montefiore è il castello per eccellenza che ti aspetti quando pensi al Medioevo: una possente rocca, in cima a un’altura, dotata di doppia cortina muraria e, tutt’intorno, un borgo fortificato. Fortemente voluta dai Malatesta per dimostrare il proprio potere sulla Valconca, l’imponente rocca fu usata come luogo per le vacanze e per le battute di caccia, nonché per dare ospitalità a personaggi illustri come papi e imperatori. Le strade del villaggio mantengono l’originale assetto medievale con palazzi, chiese e monasteri tutti da visitare e un piacevole cammino (noto come passeggiata di donna Costanza) permette di fare un giro attorno alle mura.

Scendendo verso valle, dopo aver raggiunto la strada principale e aver svoltato verso Taverna, abbiamo seguito le indicazioni per i paesi di Montescudo e Monte Colombo (386 mt) che, dal 1° gennaio dello scorso anno, si sono fusi sotto la stessa egida comunale.

Monte Colombo

Monte Colombo

Montescudo è una magnifica terrazza sulle colline della Valconca tanto che i Malatesta, strategicamente, lo elessero come importante avamposto militare per il controllo del territorio. Il centro storico è circondato da imponenti mura a scarpa e rileva diversi segni del suo passato: una bella torre che mantiene ancora l’aspetto trecentesco, un raro esempio di ghiacciaia di epoca malatestiana nei pressi della piazza principale, un giardino su un torrione panoramico e diversi cunicoli sotterranei che un tempo congiungevano la rocca alla torre di avvistamento.

A circa 1 km Monte Colombo mostra le stesse caratteristiche. Il paese ha conservato gli elementi architettonici del castello, la porta d’ingresso nelle sue forme malatestiane e i tratti del borgo fortificato. Degno di nota è l’antico lavatoio ma soprattutto la strada di accesso a quest’ultimo, realizzata nel medioevo, e forse il reparto storico meglio conservato di tutto il paese.

Tutto il territorio è comunque ricco di importanti segni del passato. Noi, per motivi di tempo non siamo riusciti a vederli tutti, ma vi segnalo quelli che abbiamo intenzione di visitare prossimamente: il borgo rurale fortificato di Albereto; le rovine post-belliche della chiesa medievale di Trarivi; e infine il castello di san Savino, anch’esso un borgo fortificato ma più tardo (XV secolo) quando il dominio dei Malatesta era ormai in declino.

Come avete visto la piccola Valconca custodisce un’immensa raccolta di tesori architettonici e culturali. Cosa state aspettando a visitarla anche voi?

Autore:

Davide Marino was born archaeologist but ended up doing other things. Rational - but not methodic, slow - but passionate. A young enthusiast with grey hair.

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