Secondo i risultati di una recente ricerca gli stranieri sono innamorati del cibo italiano.
Innamorati. Ma così innamorati che quando tornano a casa il maggiore rimpianto è quello di “non aver imparato a cucinare italiano”. E così innamorati che (rullare di tamburi, please) nell’immaginario dei visitatori il parmigiano reggiano è più famoso del Colosseo.
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E’ un bel successo, non c’è che dire, e noi siamo tutti orgogliosi. Ma ai visitatori stranieri che arrivano, e ai giornalisti che scrivono, ci piacerebbe poter raccontare anche dell’intero universo che sta dietro un bene come il parmigiano. Già, perché te lo vedi lì, sul bancone della salumeria o sopra un elegante carrello di ristorante, e pensi magari che quell’opera d’arte sia venuta fuori da sola, come i bambini dentro le foglie di cavolo. E non ti rendi conto delle persone che ci hanno lavorato, delle bestie che l’hanno “nutrito”, dei prati che lo hanno foraggiato.
E magari non sai neppure che il parmigiano esiste ormai da 850 anni, e che correva l’anno 1150 (o giù di lì) quando i tre fratelli Giovanni, Martino e Domenico di Formolaria hanno preso in affitto le terre dell’Abbazia di Marola per produrre il loro originale formadio.

Vorresti raccontare tutte queste cose qua, ai turisti che arrivano. E tutto sommato ti piacerebbe impararne qualcosa di più pure tu- che alla fine ne conosci pochino. Ed è per questo che ti fa comodo incontrare qualcuno che ne sa più di te e scoprire, quasi per caso, che la Comunità Montana dell’Appennino Reggiano organizza intorno al Parmigiano Reggiano un ricco programma di eventi, con giornate di latterie aperte, feste e degustazioni di ogni genere.
Noi di Turismo Emilia Romagna partecipiamo con entusiasmo all’iniziativa. E intanto a mò di assaggio vi sottoponiamo un bel video- documentario (courtesy: Diaviva Produzioni).