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	<title>Travel Emilia Romagnatendenze | Travel Emilia Romagna</title>
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	<description>Travel Emilia Romagna</description>
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		<title>Si fa presto a dire souvenir</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 11:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Arata</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I più odiati in assoluto sarebbero le miniature di palazzi e monumenti, seguiti da presso dai cd di musica popolare, dalle paccottiglie simil-spieggesche e dagli immancabili (ma pur sempre terrificanti) magneti da frigorifero. Insomma sono tempi difficili per i souvenir di viaggio più tradizionali, almeno stando alla classifica elaborata dal portale subito.it, e che in dettaglio prevede il seguente ranking: 1. Miniature di monumenti/statue/palazzi (disprezzate soprattutto dagli uomini) 2. Cd con le canzoni tradizionali del luogo 3. Palla di vetro con neve che cade 4. Manufatti con conchiglie (disprezzati soprattutto dalle donne) 5. Prodotti enogastronomici acquistati al duty-free dell&#8217;aeroporto 6. Calamite colorate da attaccare al frigorifero 7. Abbigliamento o accessori con il nome del posto visitato 8. Statuette/amuleti che cambiano colore con il tempo Ma c&#8217;è di più. Se fino a ieri la cosa peggiore che poteva succedere ai souvenir sgraditi era di finire a impolverarsi sopra un comò- o andare perduta durante un trasloco- oggi il rischio per le paccottiglie globalizzate è quello di cominciare a rimbalzare di casa in casa come palline da ping- pong, vendute e rivendute online da quel 78% di italiani che si dicono pronti a riciclare i regali indesiderati. Festa finita per i prendi-polvere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.travelemiliaromagna.it/si-fa-presto-souvenir/immagine-5-4/" rel="attachment wp-att-3411"><img src="http://www.travelemiliaromagna.it/it/../img/Immagine-51.jpg" alt="" title="Immagine 5" width="310" height="210" class="alignleft size-full wp-image-3411" /></a>I più odiati in assoluto sarebbero le miniature di palazzi e monumenti, seguiti da presso dai cd di musica popolare, dalle paccottiglie simil-spieggesche e dagli immancabili (ma pur sempre terrificanti) magneti da frigorifero.</p>
<p>Insomma sono tempi difficili per i souvenir di viaggio più tradizionali, almeno stando alla <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Dagli-amuleti-alle-t-shirt-Amo-Roma-spesi-cinque-mld-di-euro-in-souvenir_890314355.html">classifica</a> elaborata dal portale <a href="http://www.subito.it/">subito.it</a>, e che in dettaglio prevede il seguente ranking: </p>
<p>1.     Miniature di monumenti/statue/palazzi (disprezzate soprattutto dagli uomini)<br />
2.     Cd con le canzoni tradizionali del luogo<br />
3.     Palla di vetro con neve che cade<br />
4.     Manufatti con conchiglie (disprezzati soprattutto dalle donne)<br />
5.     Prodotti enogastronomici acquistati al duty-free dell&#8217;aeroporto<br />
6.     Calamite colorate da attaccare al frigorifero<br />
7.     Abbigliamento o accessori con il nome del posto visitato<br />
8.     Statuette/amuleti che cambiano colore con il tempo</p>
<p>Ma c&#8217;è di più. Se fino a ieri la cosa peggiore che poteva succedere ai souvenir sgraditi era di finire a impolverarsi sopra un comò- o andare perduta durante un trasloco- oggi il rischio per le paccottiglie globalizzate è quello di cominciare a rimbalzare di casa in casa come palline da ping- pong, vendute e rivendute online da quel<a href="http://www.travely.biz/3133/vacanze-ecco-i-souvenir-piu-odiati-dagli-italiani.html"> 78% di italiani</a> che si dicono pronti a riciclare i regali indesiderati.</p>
<p>Festa finita per i prendi-polvere quindi? Non esattamente. Perché se è vero che l&#8217;appeal degli oggetti più tradizionali continua a cadere nell&#8217;immaginario turistico, è vero altrettanto che la spesa destinata ai <em>ricordini</em> resta incredibilmente elevata (il giro d&#8217;affari è stimato da subito.it in circa 5 miliardi di Euro l&#8217;anno). Ed è vero soprattutto che altre tipologie di souvenir- per esempio i prodotti tipici DOP e IGP- incontrano un <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Vacanze-spopolano-i-souvenir-alimentari_853748759.html">favore sempre crescente</a> da parte dei viaggiatori.<br />
[foto di @stewedpeas, distribuita con licenza Creative Commons]</p>
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		<title>La faccia dei viaggiatori italiani</title>
		<link>http://www.travelemiliaromagna.it/la-faccia-dei-viaggiatori-italiani/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 12:22:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Arata</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Viaggi, rassegne, vacanze, alberghi. Qui sopra ne parliamo tutti i giorni e sarebbe strano non fosse così. Tuttavia c&#8217;è una domanda che anche qui dentro ci poniamo tutti i giorni, e rispetto alla quale le risposte non sono sempre completamente esaustive. E&#8217; una domanda semplice e diretta che suona più o meno così: che faccia hanno effettivamente i viaggiatori italiani, e come si rapportano all&#8217;esperienza del viaggio e della vacanza? A tale quesito prova a rispondere la ricerca appena condotta da Gfk Eurisko per conto di Easyviaggio. L&#8217;indagine, basata su 750 interviste on-line e rilanciata pochi giorni fa, offre diversi spunti di interesse e qualche sorpresa. Il primo elemento significativo è la tenuta del settore: nel 2009 infatti gli italiani hanno continuato a viaggiare a dispetto della difficile congiuntura economica, facendo registrare anche una piccola crescita (+1,008%) rispetto all&#8217;anno precedente. Della crescita hanno beneficiato primariamente le destinazioni italiane, mentre gli spostamenti verso l&#8217;estero hanno subito una flessione. Per quello che riguarda le abitudini vere e proprie, i vacanzieri nostrani continuano a mostrare una certa diffidenza verso le soluzioni pianificate e organizzate a priori: la maggioranza del campione preferisce infatti muoversi senza prenotare, od al limite contattando direttamente la struttura prescelta. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_2106" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img src="http://travelemiliaromagna.it/img/2010/04/d18fick-harris1-300x226.jpg" alt="Foto di Яick Harris, distribuita con licenza CC" title="d18fick-harris1" width="300" height="226" class="size-medium wp-image-2106" /><p class="wp-caption-text">Foto di Яick Harris, distribuita con licenza CC</p></div>Viaggi, rassegne, vacanze, alberghi. Qui sopra ne parliamo tutti i giorni e sarebbe strano non fosse così. Tuttavia c&#8217;è una domanda che anche qui dentro ci poniamo tutti i giorni, e rispetto alla quale le risposte non sono sempre completamente esaustive. E&#8217; una domanda semplice e diretta che suona più o meno così: che faccia hanno <em>effettivamente</em> i viaggiatori italiani, e come si rapportano all&#8217;esperienza del viaggio e della vacanza?</p>
<p>A tale quesito prova a rispondere la ricerca appena condotta da Gfk Eurisko per conto di Easyviaggio. L&#8217;indagine, basata su 750 interviste on-line e <a href="http://www.travelquotidiano.com/parliamo_di/mercato_e_tecnologie/easyviaggio_com_crescono_i_viaggi_degli_italiani/(tqid)/16209">rilanciata</a> pochi giorni fa, offre diversi spunti di interesse e qualche sorpresa.<br />
Il primo elemento significativo è la tenuta del settore: nel 2009 infatti gli italiani hanno continuato a viaggiare a dispetto della difficile congiuntura economica, facendo registrare anche una piccola crescita (+1,008%) rispetto all&#8217;anno precedente. Della crescita hanno beneficiato primariamente le destinazioni italiane, mentre gli spostamenti verso l&#8217;estero hanno subito una flessione.<br />
Per quello che riguarda le abitudini vere e proprie, i vacanzieri nostrani continuano a mostrare una certa diffidenza verso le soluzioni pianificate e organizzate a priori: la maggioranza del campione preferisce infatti muoversi senza prenotare, od al limite contattando direttamente la struttura prescelta. La durata media delle permanenze è di poco più di una settimana, mentre la spesa affrontata si attesta intorno ai 1800 Euro a persona.<br />
Un dato parzialmente sorprendente è quello riguardante internet. Secondo i ricercatori Gfk Eurisko infatti la maggioranza (56%) dei cittadini interpellati continua a non impiegare la Rete, ma allo stesso tempo fra i cyber-italiani si allarga la platea di coloro che le vacanze le programmano proprio online. Un&#8217;abitudine invalsa ormai tra il 38% dei navigatori del nostro paese. </p>
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		<title>Altre vacanze possibili: lo scambio casa</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 12:04:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lo Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di là dal mare lo chiamano house swapping e, dice wikipedia, lo praticano ormai da più di cinquant&#8217;anni. Da noi, forse per problemi di pronuncia o differenza culturale o chissà cos&#8217;altro mai, fino a pochi anni fa non si sapeva neanche cosa fosse. Fino a pochi anni fa. Perché poi è arrivata la grande crisi economica e l&#8217;house swapping, che da noi si chiama più modestamente &#8220;scambio di case&#8221;, ha cominciato a far proseliti alle nostre latitudini. Di cosa si tratta? Niente più e niente meno di quel che dice l&#8217;etichetta: io ti presto la mia casa e tu mi dai in cambio la tua. Sì, avete capito bene: si fa uno scambio di chiavi in mezzo al ponte- come gli zerozerosette nei film di spionaggio- e si lascia agli ospiti il proprio appartamento con tutto quello che c&#8217;è dentro- armadi utensili e tutto il resto. Anche le ragioni sono piuttosto intuitive. Scegliere la strada dello scambio di case consente di realizzare risparmi talvolta anche ingenti-quanto può costare una seconda casa in affitto per 2/3 settimane?- e di calarsi in una realtà diversa dalla propria in maniera più diretta ed immersiva rispetto alle tradizionali (ed impersonali) scelte di hotel o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di là dal mare lo chiamano <em>house swapping</em> e, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/House_swapping">dice</a> wikipedia, lo praticano ormai da più di cinquant&#8217;anni. Da noi, forse per problemi di pronuncia o differenza culturale o chissà cos&#8217;altro mai, fino a pochi anni fa non si sapeva neanche cosa fosse.<br />
Fino a pochi anni fa. Perché poi è arrivata la grande crisi economica e l&#8217;<em>house swapping</em>, che da noi si chiama più modestamente &#8220;scambio di case&#8221;, ha cominciato a far proseliti alle nostre latitudini.<br />
Di cosa si tratta? Niente più e niente meno di quel che dice l&#8217;etichetta: io ti presto la mia casa e tu mi dai in cambio la tua. Sì, avete capito bene: si fa uno scambio di chiavi in mezzo al ponte- come gli zerozerosette nei film di spionaggio- e si lascia agli ospiti il proprio appartamento con tutto quello che c&#8217;è dentro- armadi utensili e tutto il resto.<br />
Anche le ragioni sono piuttosto intuitive. Scegliere la strada dello scambio di case consente di realizzare risparmi talvolta anche ingenti-quanto può costare una seconda casa in affitto per 2/3 settimane?- e di calarsi in una realtà diversa dalla propria in maniera più diretta ed immersiva rispetto alle tradizionali (ed impersonali)  scelte di hotel o di casa- vacanza.</p>
<p>Negli Stati Uniti l&#8217;House Swapping è ormai scelto da un numero considerevole di persone- il 15-20% dei vacanzieri lo avrebbero provato almeno una volta, sempre secondo Wikipedia- ed anche in Italia il segmento sta prendendo piede, con l&#8217;attivazione di siti e di community dedicate. Qualche domanda però resta. Come faccio a essere certo che gli ospiti non mi sfasceranno casa? Chi mi garantisce sulla bontà e sull&#8217;equità degli scambi alla pari? E soprattutto, siamo sicuri che una volta finita la vacanza gli host non mi lasceranno un&#8217;altra suocera sul groppone?<br />
=)</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/jBQZU7HQ938&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/jBQZU7HQ938&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Foodies: quando il cibo è passione</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 12:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lo Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una volta li avremmo chiamati più semplicemente &#8220;buongustai&#8221;, adesso che siamo internazionali li denominiamo &#8220;Foodies&#8221;. Ma per descrivere i loro tratti non c&#8217;è bisogno di usare l&#8217;inglese: sono quelli che scelgono con cura ogni cibo ed ogni vino, preferiscono i mercatini rionali agli iper e si informano sempre prima di acquistare. E i Foodies sono sempre di più, almeno stando alla fotografia preparata dall&#8217;dall&#8217;istituto Gpf per Negroni. In Italia parliamo ormai quattro milioni e mezzo di persone, con numeri che crescono a sei cifre ogni anno e con una sensibilità che si fa sempre più diffusa. Ma che cosa vogliono, in concreto, i buongustai del nuovo secolo? Prima di tutto cercano effettiva qualità. L&#8217;82,4% del campione si dichiara infatti disposto a &#8220;spendere di più per alcuni prodotti alimentari di alta qualità&#8221;, e ad investire tempo per individuare le specialità migliori. E poi prestano un&#8217;attenzione ben superiore alla media per ciò che riguarda tracciabilità e provenienza dei cibi: esaminano sempre con cura l&#8217;elenco degli ingredienti nell&#8217;etichetta (91,5%), tengono conto delll&#8217;origine geografica del prodotto (89,8%) e dei marchi di tutela come il Dop, il Doc e l&#8217;Igp. Difficile sociologizzare sui risultati della ricerca Gpf- Negroni. Una cosa però è sicura: quella che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://travelemiliaromagna.it/img/2009/09/immagine-42-224x300.jpg" alt="immagine-42" title="immagine-42" width="200" height="250" class="alignleft size-medium wp-image-867" />Una volta li avremmo chiamati più semplicemente &#8220;buongustai&#8221;, adesso che siamo internazionali li denominiamo &#8220;Foodies&#8221;. Ma per descrivere i loro tratti non c&#8217;è bisogno di usare l&#8217;inglese: sono quelli che scelgono con cura ogni cibo ed ogni vino, preferiscono i mercatini rionali agli iper e si informano sempre prima di acquistare. </p>
<p>E i Foodies sono sempre di più, almeno stando alla <a href="http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_29/buongustai_zanini_foodies_17c0b5d8-ad07-11de-a07d-00144f02aabc.shtml">fotografia</a> preparata dall&#8217;dall&#8217;istituto Gpf per Negroni. In Italia parliamo ormai quattro milioni e mezzo di persone, con numeri che crescono a sei cifre ogni anno e con una sensibilità che si fa sempre più diffusa.<br />
Ma che cosa vogliono, in concreto, i buongustai del nuovo secolo? Prima di tutto cercano effettiva <em>qualità</em>. L&#8217;82,4% del campione si dichiara infatti disposto a &#8220;spendere di più per alcuni prodotti alimentari di alta qualità&#8221;, e ad investire tempo per individuare le specialità migliori. E poi prestano un&#8217;attenzione ben superiore alla media per ciò che riguarda tracciabilità e provenienza dei cibi: esaminano sempre con cura l&#8217;elenco degli ingredienti nell&#8217;etichetta (91,5%), tengono conto delll&#8217;origine geografica del prodotto (89,8%) e dei marchi di tutela come il Dop, il Doc e l&#8217;Igp.</p>
<p>Difficile sociologizzare sui risultati della ricerca Gpf- Negroni. Una cosa però è sicura: quella che vien fuori dall&#8217;indagine è la fotografia di cittadini sempre più informati e consapevoli, poco disposti a farsi convincere dalle ricette preconfezionate (battuta involontaria) ma d&#8217;altra parte disposti a investire per i cibi ed i vini che realmente lo meritano. E allora a noi non resta che metterci al lavoro, che di cose buone dall&#8217;Emilia Romagna ne abbiamo un bel pò!</p>
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