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	<title>Travel Emilia Romagnamostra | Travel Emilia Romagna</title>
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		<title>Un weekend tra &#8216;Gli Anni Folli&#8217;</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 09:44:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Mazzini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo weekend andiamo a ..Parigi =) “Ma come! -direte voi- non girovaghiamo per l’Emilia-Romagna di solito?&#8221; Infatti andiamo a Parigi [non è che vi abbiamo detto una bugia], ma lo facciamo restando a casa nostra, perché visitiamo la mostra attualmente presente al Palazzo dei Diamanti di Ferrara. La Parigi che troviamo è quella tra il 1918 e il 1933, i cosiddetti “Anni Folli”, quando la città era capitale mondiale dell&#8217;arte, punto di incontro dei più grandi artisti del tempo. In quel periodo [dalla fine della Grande Guerra ai primi anni Trenta] nella città francese si respirava un&#8217;aria liberale e cosmopolita; l’atmosfera di rinascita creata da teatri caffè gallerie, la contaminazione tra differenti forme d’arte, le produzioni d&#8217;avanguardia dei Balletti russi e svedesi fanno di Parigi un vero e proprio laboratorio artistico internazionale che credeva nel concetto di arte per l’arte e che avrebbe influenzato tutte le seguenti produzioni artistiche del Novecento. Gli artisti, in questo clima di scambio di idee ed influenze, rimettono in gioco le loro ricerche e la produzione artistica raccoglie una molteplicità di stili nella quale convivono, “in sintonia con i sentimenti del dopoguerra oscillanti tra incertezza ed euforia”, la necessità di “conquistare una nuova armonia per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo weekend andiamo a ..<strong>Parigi</strong> =) “Ma come! -direte voi- non girovaghiamo per l’Emilia-Romagna di solito?&#8221; Infatti andiamo a Parigi [non è che vi abbiamo detto una bugia], ma lo facciamo restando a casa nostra, perché visitiamo la <strong>mostra</strong> attualmente presente al <strong><a href="http://www.palazzodiamanti.it/1/home" target="_blank">Palazzo dei Diamanti</a> di Ferrara</strong>. La Parigi che troviamo è quella <strong>tra il 1918 e il 1933</strong>, i cosiddetti <strong><a href="http://www.palazzodiamanti.it/855/la-mostra" target="_blank">“Anni Folli”</a></strong>,<strong> </strong>quando la città era <strong>capitale mondiale dell&#8217;arte</strong>, punto di incontro dei più grandi artisti del tempo.</p>
<p>In quel periodo [dalla fine della Grande Guerra ai primi anni Trenta] nella città francese si respirava un&#8217;aria liberale e cosmopolita; l’atmosfera di rinascita creata da teatri caffè gallerie, la contaminazione tra differenti forme d’arte, le produzioni d&#8217;avanguardia dei Balletti russi e svedesi fanno di Parigi un vero e proprio <strong>laboratorio artistico internazionale</strong> che credeva nel concetto di <em>arte per l’arte</em> e che avrebbe influenzato tutte le seguenti produzioni artistiche del Novecento.</p>
<p>Gli artisti, in questo clima di scambio di idee ed influenze,<strong> </strong>rimettono in gioco le loro ricerche e la produzione artistica raccoglie una <strong>molteplicità di stili</strong> nella quale convivono, “in sintonia con i sentimenti del dopoguerra oscillanti tra incertezza ed euforia”, la necessità di “conquistare una nuova armonia per allontanare il ricordo del conflitto e la volontà di rompere con il passato per dar vita a un&#8217;arte completamente nuova”.</p>
<p><strong>La mostra</strong> inizia con opere di due maestri impressionisti ancora attivi e più che mai influenti nel primo Dopoguerra: <a href="http://www.palazzodiamanti.it/882/renoir" target="_blank"><strong>Renoir</strong> </a>[presente tra le immagini con <em>La</em><em> </em><em>Fonte</em>] rilegge in chiave moderna l’arte classica e rinascimentale; <strong><a href="http://www.palazzodiamanti.it/883/monet" target="_blank">Monet</a></strong> [<em>Il ponte giapponese a Giverny</em>]<em> </em>abbandona qualsiasi rappresentazione naturalistica e prospettica, arrivando alle soglie dell’astrazione.</p>
<p>Al contempo, sotto la sigla <strong>&#8220;<a href="http://www.palazzodiamanti.it/945/la-scuola-di-parigi" target="_blank">Scuola di Parigi</a>&#8220;</strong>, si raduna una nuova generazione di artisti stranieri [Modigliani, Chagall, Van Dongen, Foujita o Soutine] che privilegiano il genere più personalistico del nudo e del ritratto, e nelle quali opere rivive l’atmosfera bohémienne e internazionale di Montparnasse, dove essi hanno stabilito il loro quartier generale [<a href="http://www.palazzodiamanti.it/933/modigliani" target="_blank">Modigliani</a>, <em>Nudo</em> e <a href="http://www.palazzodiamanti.it/951/chagall" target="_blank">Chagall</a>, <em>Il gallo</em>].</p>
<p>I già celebri protagonisti del <strong><a href="http://www.palazzodiamanti.it/937/tardo-cubismo" target="_blank">Cubismo</a></strong> [Picasso, Braque, Legér e Gris] approdano ad uno stile più elegante ed evocano attraverso la rappresentazione di calici, bottiglie, quotidiani e strumenti musicali [Braque, <em>Il tavolino rotondo</em>], il clima brillante e mondano dei caffè e dei salotti.</p>
<p><strong><a href="http://www.palazzodiamanti.it/949/picasso" target="_blank">Picasso</a> </strong>[<em>Maternità</em>]<strong> </strong>insieme a <strong>Derain </strong>[<em>Arlecchino</em>] e <strong><a href="http://www.palazzodiamanti.it/947/de-chirico" target="_blank">De Chirico</a> </strong>[<em>Due figure mitologiche</em>] pongono le basi di un moderno classicismo; <a href="http://www.palazzodiamanti.it/935/matisse-e-bonnard" target="_blank"><strong>Matisse</strong> e </a><strong><a href="http://www.palazzodiamanti.it/935/matisse-e-bonnard" target="_blank">Bonnard</a> </strong>[<em>Nudo su sfondo giallo</em>] recuperano una vena naturalistica<strong>, </strong>mentre <strong><a href="http://www.palazzodiamanti.it/939/mondrian-e-calder" target="_blank">Mondrian</a> </strong>focalizza la sua ricerca in ambito astratto, stile poco congeniale alla tradizione francese ma assai diffuso nel resto d’Europa.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Accanto, l’esigenza di rottura tipica delle avanguardie, con il<strong> <a href="http://www.palazzodiamanti.it/941/dadaismo" target="_blank">Dadaismo</a></strong> di Max Ernst [<em>Il bacio</em>], Picabia, Duchamp, Arp e Man Ray, e la successiva nascita del<strong><a href="http://www.palazzodiamanti.it/943/dal-e-il-surrealismo" target="_blank"> movimento surrealista</a> </strong>[Magritte,<em> Le sens propre IV</em> e Miró, <em>La regina Luisa di Prussia</em>]. Tuttavia l’avvicinarsi di un <strong>nuovo conflitto mondiale </strong>dissolve questo clima di fermento e il sogno di<strong> </strong>libertà tanto spirituale quanto materiale dell’uomo, come appare nei foschi ed inquietanti panorami di <strong>Dalí </strong>[<em>L'eco del vuoto</em>] e<strong> Tanguy</strong>.</p>
<p>Un vero e proprio crocevia di stili dunque, che la mostra riunisce grazie a una selezione di opere provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private di ogni parte del mondo.</p>
<p>Ora vi lasciamo alle opere in mostra con queste <strong>parole di De Chirico del 1925</strong>: «La modernità &#8211; questo gran mistero &#8211; abita ovunque a Parigi: la si ritrova ad ogni angolo di strada, […] oggi Parigi è la città dell’arte e dell’intelletto per eccellenza». [Le <a href="http://www.palazzodiamanti.it/856/opere-in-mostra" target="_blank">immagini selezionate</a> provengono dal sito ufficiale del Palazzo dei Diamanti].</p>
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		<title>Il mistero de &#8220;La fiasca fiorita&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 09:23:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lo Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[fiori]]></category>
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		<description><![CDATA[Iniziamo la settimana parlando di…fiori! Sì, lo sappiamo benissimo che San Valentino era ieri e vi assicuriamo che non vogliamo inaugurare alcuna rubrica dedicata al giardinaggio! Vogliamo semplicemente raccontarvi una storia che inizia oltre 4 secoli fa, fatta di misteri impenetrabili, artisti dal genio eccezionale e capolavori della pittura. Lo sapete qual è il quadro più famoso conservato nella città di Forlì? E’ “La fiasca fiorita” , un dipinto che risale al ‘600, custodito nei musei del San Domenico e considerato tra le più belle nature morte di tutti i tempi. La sua origine è misteriosa: il suo autore non è mai stato identificato. Negli anni gli esperti hanno suggerito molti nomi e oggi, quelli che appaiono essere più probabili sono i nomi di Caravaggio e Cagnacci. Nonostante i dubbi sulla paternità dell’opera una certezza appare evidente: il quadro non può essere stato eseguito da un cosiddetto “fiorista” (pittore specialista che riproduceva solo fiori) ma è sicuramente è l’opera di un maestro, di un artista prestigioso, capace di eccellere nella rappresentazione del sacro e della figura umana. L’estetica e l’originalità espressiva della “fiasca” sono infatti di gran lunga superiori alla convenzionalità, alla maniera che caratterizza la pittura dei “fioristi”. E’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1502" class="wp-caption alignleft" style="width: 159px"><a href="http://travelemiliaromagna.it/citta-darte/il-mistero-de-la-fiasca-fiorita/attachment/lafiascafiorita/" rel="attachment wp-att-1502"><img src="http://travelemiliaromagna.it/img/2010/02/lafiascafiorita.jpg" alt="La fiasca fiorita" title="lafiascafiorita" width="149" height="200" class="size-full wp-image-1502" /></a><p class="wp-caption-text">La fiasca fiorita</p></div>Iniziamo la settimana parlando di…fiori! Sì, lo sappiamo benissimo che San Valentino era ieri e vi assicuriamo che non vogliamo inaugurare alcuna rubrica dedicata al giardinaggio!<br />
Vogliamo semplicemente raccontarvi una storia che inizia oltre 4 secoli fa, fatta di misteri impenetrabili, artisti dal genio eccezionale e capolavori della pittura.<br />
Lo sapete qual è il quadro più famoso conservato nella città di Forlì? E’ “La fiasca fiorita” , un dipinto che risale al ‘600, custodito nei musei del San Domenico e considerato tra le più belle nature morte di tutti i tempi. La sua origine è misteriosa: il suo autore non è mai stato identificato. Negli anni gli esperti hanno suggerito molti nomi e oggi, quelli che appaiono essere più probabili sono i nomi di Caravaggio e Cagnacci.  Nonostante i dubbi sulla paternità dell’opera una certezza appare evidente: il quadro non può essere stato eseguito da un cosiddetto “fiorista” (pittore specialista che riproduceva solo fiori) ma è sicuramente  è l’opera di un maestro, di un artista prestigioso, capace di eccellere nella rappresentazione del sacro e della figura umana. L’estetica e l’originalità espressiva della “fiasca” sono infatti di gran lunga superiori alla convenzionalità, alla maniera che caratterizza la pittura dei “fioristi”.</p>
<p>E’ proprio questo che vuole dimostrare la mostra <a href="http://www.cittadarte.emiliaromagna.it/forli-cesena/eventi/fiore-natura-e-simboli-dal-seicento-a-van-gogh.html">“Fiori. Natura e Simbolo dal Seicento a Van Gogh”</a>, in allestimento dal 24 gennaio al 20 giugno, ai musei del San Domenico di Forlì.  La mostra racconta infatti la storia della pittura di fiori in una maniera del tutto particolare: attraverso le opere di grandi pittori della storia che solo eccezionalmente hanno dipinto quadri di fiori, viene dimostrato come essi abbiano raggiunto un’intensità e un’originalità estetica superiore a quella dei “fioristi”. Le opere esposte vanno dalla fine del ‘500 alle soglie del ‘900, partendo dal Naturalismo caravaggesco fino ad arrivare a Van Gogh e al Simbolismo, ricoprendo ben 300 anni di storia dell’arte. E attraverso i capolavori di Caravaggio, Rembrandt, Hayez, Delacroix, Manet, Monet, Cezanne e Renoir, Klimt, Van Gogh (solo per citarne alcuni) i visitatori potranno se non risolvere, almeno avvicinarsi al mistero racchiuso nella straordinaria bellezza della “Fiasca fiorita”.</p>
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