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	<title>Travel Emilia Romagnamemoria | Travel Emilia Romagna</title>
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	<description>Travel Emilia Romagna</description>
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		<title>MEIS, cultura ebraica del passato e del presente: un nuovo Museo a Ferrara</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 07:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Mazzini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cultura ebraica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 20 dicembre scorso, in occasione della festività ebraica di Hanukkah, è stato inaugurato a Ferrara il MEIS, il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. In realtà per ora è accessibile solo una prima porzione -tre sale espositive- di quello che sarà il futuro MEIS, che sorgerà alle spalle dell’attuale Palazzina di via Piangipane, nell’area dell’ex-carcere. L’edificio, non più utilizzato dal 1992 e attualmente pericolante, verrà ristrutturato e diventerà..così: L’obiettivo del museo è raccontare la storia e la cultura dell’ebraismo italiano [anche nel contesto del più vasto ambito europeo e mediterraneo] e promuovere iniziative culturali attraverso l’organizzazione di attività didattiche, mostre permanenti e temporanee, convegni e dibattiti, proiezioni di film e spettacoli sui temi della fratellanza e dell’incontro tra culture e religioni diverse. Un museo sull’ebraismo non può ovviamente prescindere dal tema della Memoria, e infatti un reparto del Museo sarà dedicato alle testimonianze delle persecuzioni razziali ed alla Shoah in Italia. Inoltre l’offerta culturale sarà integrata con numerose aree e attività quali: biblioteca, centro studi, spazi riservati all’infanzia, seminari e corsi, con un’attenzione particolare rivolta alle nuove tecnologie. Il sito contiene una sezione relativa alle News, una sezione Agenda dedicata agli appuntamenti e una riservata al Blog, con aggiornamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-10630" href="http://www.travelemiliaromagna.it/meis-cultura-ebraica-del-passato-e-del-presente-un-nuovo-museo-a-ferrara/logo-meis/"><img class="size-full wp-image-10630 alignleft" title="logo meis" src="http://www.travelemiliaromagna.it/it/../img/logo-meis-e1326322856821.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Il 20 dicembre scorso, in occasione della festività ebraica di Hanukkah, è stato inaugurato a Ferrara il <strong><a href="http://www.meisweb.it/" target="_blank">MEIS</a></strong>, il <strong>Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah</strong>.</p>
<p>In realtà per ora è accessibile solo una <strong>prima porzione</strong> -tre sale espositive- di quello che sarà il futuro MEIS, che sorgerà alle spalle dell’attuale Palazzina di via Piangipane, nell’<strong>area dell’ex-carcere</strong>.</p>
<p><span style="text-align: left;">L’edificio, non più utilizzato dal 1992 e attualmente pericolante, verrà ristrutturato e diventerà..così:</span></p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-10616" href="http://www.travelemiliaromagna.it/meis-cultura-ebraica-del-passato-e-del-presente-un-nuovo-museo-a-ferrara/progetto-meis-come-sara-1/"><img class="size-full wp-image-10616    aligncenter" title="progetto MEIS come sarà 1" src="http://www.travelemiliaromagna.it/it/../img/progetto-MEIS-come-sarà-1-e1326322469505.jpg" alt="" width="300" height="110" /></a><a rel="attachment wp-att-10617" href="http://www.travelemiliaromagna.it/meis-cultura-ebraica-del-passato-e-del-presente-un-nuovo-museo-a-ferrara/progetto-meis-come-sara-2/"><img class="size-full wp-image-10617  aligncenter" title="progetto MEIS come sarà 2" src="http://www.travelemiliaromagna.it/it/../img/progetto-MEIS-come-sarà-2-e1326322501505.jpg" alt="" width="300" height="146" /></a><a rel="attachment wp-att-10618" href="http://www.travelemiliaromagna.it/meis-cultura-ebraica-del-passato-e-del-presente-un-nuovo-museo-a-ferrara/progetto-meis-come-sara-3/"><img class="size-full wp-image-10618  aligncenter" title="progetto MEIS come sarà 3" src="http://www.travelemiliaromagna.it/it/../img/progetto-MEIS-come-sarà-3-e1326322529352.jpg" alt="" width="300" height="147" /></a></p>
<p>L’obiettivo del museo è <strong>raccontare la storia e la cultura dell’ebraismo italiano</strong> [anche nel contesto del più vasto ambito europeo e mediterraneo] e <strong>promuovere iniziative culturali</strong> attraverso l’organizzazione di <strong>attività didattiche</strong>, <strong>mostre</strong> permanenti e temporanee, <strong>convegni</strong> e dibattiti, proiezioni di film e spettacoli sui temi della fratellanza e dell’incontro tra culture e religioni diverse.</p>
<p>Un museo sull’ebraismo non può ovviamente prescindere dal tema della <strong>Memoria</strong>, e infatti un reparto del Museo sarà dedicato alle <strong>testimonianze</strong> delle persecuzioni razziali ed alla Shoah in Italia.</p>
<p>Inoltre l’offerta culturale sarà integrata con numerose aree e attività quali: <strong>biblioteca</strong>, <strong>centro studi</strong>, spazi riservati all’infanzia, seminari e corsi, con un’attenzione particolare rivolta alle nuove tecnologie.</p>
<p><strong>Il sito</strong> contiene una sezione relativa alle <a href="http://www.meisweb.it/category/news/" target="_blank">News</a>, una sezione Agenda dedicata agli <a href="http://www.meisweb.it/category/appuntamenti/" target="_blank">appuntamenti</a> e una riservata al <a href="http://www.meisweb.it/blog/" target="_blank">Blog</a>, con aggiornamenti ed approfondimenti sui temi del Museo. Il MEIS, inoltre, è <strong>presente su Facebook</strong> [<a href="http://www.facebook.com/meisweb" target="_blank">profilo</a> e <a href="https://www.facebook.com/pages/Museo-nazionale-dellEbraismo-Italiano-e-della-Shoah/411249550310" target="_blank">pagina</a>], <strong><a href="http://twitter.com/meisweb" target="_blank">Twitter</a></strong> e <strong><a href="http://www.youtube.com/user/Meisweb" target="_blank">YouTube</a></strong>.</p>
<p>Attualmente è presente [fino al 5 febbraio 2012] la <strong>mostra</strong> “<strong><a href="http://www.emiliaromagnaturismo.it/it/eventi/ferrara/mostre/MEIS-VERSIONE-BETH-A-ALL-8217-INIZIO-DI-UN/scheda?ID=9965&amp;NPAGE=1&amp;ISFREE=ON&amp;FREEFIND=meis" target="_blank">MEIS versione Beth[a]</a>. All&#8217;inizio di un percorso lungo 22 secoli</strong>”, che è articolata in <strong>tre parti</strong>:</p>
<p>“Versione Beth” è un’esposizione di codici miniati, volumi a stampa e documenti di svariate epoche, che vuole ripercorrere la storia degli ebrei in Italia, dal XIV secolo ai giorni nostri, evidenziando l’importanza della lettera Beth all’interno dell’alfabeto e più in generale della cultura ebraica;</p>
<p>“E’ arrivato l’ambasciatore” segue le vicende di Jehuda ha-Maccabi (Giuda Maccabeo), eroe della ribellione ebraica contro l’oppressione in Palestina del re Antioco IV Epifane nel II secolo a.C.;</p>
<p>“Italia di Luci” è la ricostruzione virtuale dell’Italia che gradualmente si illumina in corrispondenza di città borghi e villaggi dello stivale, evidenziando i luoghi in cui sono sorte le comunità ebraiche nel corso di questi ventidue secoli di storia.</p>
<p>In conclusione segnaliamo che il Museo partecipa all’iniziativa “<strong><a href="http://www.meisweb.it/press/storia-di-famiglie/" target="_blank">Storia di Famiglie</a> – Campagna di raccolta materiali sulla Shoah</strong>”, grazie alla quale privati cittadini, associazioni, fondazioni, società e altri soggetti interessati, sono invitati a cercare e a raccogliere documenti riguardanti la Shoah (lettere, fotografie, cartoline, diari, oggetti..) e a donarli per contribuire alla costruzione dei Musei della Shoah e dell’Ebraismo in Italia.</p>
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		<title>[Parlami di tER #28] Lo stradario</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 07:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Arata</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima. &#8212; Anni prima del Tutto Città e anni luce prima di Google Maps e del TomTom eccetera, per orientarsi a Forlì c&#8217;era solo lo Stradario. Era un librino grande più o meno come il Vangelo e a casa mia ispirava la stessa devozione. “Babbo, ho la partita di pallavolo in via Tertullia Rubria”. “Portami lo Stradario”. Sfogliava avanti e indietro poi decretava: “E&#8217; a Romiti”, e tirava fuori la Ritmo dal garage. Lo Stradario era l&#8217;esatta antitesi dell&#8217;efficienza geosatellitare moderna. Riportava tutti i nomi delle vie di Forlì in ordine alfabetico, e in base a codici alfanumerici complicatissimi ti spiegava dove si trovavano. Ad esempio via Antonio Carini era la III a s. da v. Ribolle dopo il n. 33. Se non sapevi qual era v. Ribolle dovevi cercare anche quella, decriptare che era la X a s. da viale dell&#8217;Appennino e dopo il n. 309 a viale Risorgimento IV a d. e dopo il n. 158, e così via. Se ancora oggi le città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.</em></p>
<p>&#8212;</p>
<p>Anni prima del Tutto Città e anni luce prima di Google Maps e del TomTom eccetera, per orientarsi a Forlì c&#8217;era solo lo Stradario. Era un librino grande più o meno come il Vangelo e a casa mia ispirava la stessa devozione. “Babbo, ho la partita di pallavolo in via Tertullia Rubria”. “Portami lo Stradario”. Sfogliava avanti e indietro poi decretava: “E&#8217; a Romiti”, e tirava fuori la Ritmo dal garage.<br />
<a href="http://www.travelemiliaromagna.it/it/../img/stradario.jpg"><img src="http://www.travelemiliaromagna.it/it/../img/stradario-212x300.jpg" alt="Lo stradario di Forlì" title="Lo stradario di Forlì" width="212" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-10336" /></a>Lo Stradario era l&#8217;esatta antitesi dell&#8217;efficienza geosatellitare moderna. Riportava tutti i nomi delle vie di Forlì in ordine alfabetico, e in base a codici alfanumerici complicatissimi ti spiegava dove si trovavano. Ad esempio via Antonio Carini era la III a s. da v. Ribolle dopo il n. 33. Se non sapevi qual era v. Ribolle dovevi cercare anche quella, decriptare che era la X a s. da viale dell&#8217;Appennino e dopo il n. 309 a viale Risorgimento IV a d. e dopo il n. 158, e così via. Se ancora oggi le città mi appaiono come concetti astratti e aleatori, è perché ho imparato a conoscerle in quel modo.<br />
Lo Stradario, inoltre, spiegava perché ogni via si chiamava così e chi era quello che le aveva dato il nome. Nella realtà concreta di uno che parte da un posto e deve arrivare in un altro questa è una cosa completamente inutile e anzi fuorviante, d&#8217;accordo, però c&#8217;era dietro un significato di profondità oceanica. I nomi sono importanti, perché dietro a ogni nome c&#8217;è una storia. E dare un senso ai nomi significava dare voce alle strade e alle piazze. Alla città.<br />
Fu grazie allo Stradario, ad esempio, che scoprii di abitare nella zona degli antifascisti morti ammazzati durante il ventennio. Fra i giardini tristi e le case popolari del mio quartiere si celava un florilegio di nomi e fatti epici. Stavo in via Sergio Tavernari, un partigiano forlivese che durante la guerra aveva organizzato una radio clandestina. Sorpreso mentre trasmetteva preziose informazioni rifiutava la resa e, barricatosi in casa, accettava combattimento contro soverchianti forze di SS tedesche. Esaurite le munizioni, al grido di “Viva l’Italia” si lanciava nel vuoto immolando nell’eroico gesto la giovane vita.<br />
Per dire.<br />
Quando avevo dodici o tredici anni una tizia che stava in via Marzabotto mi invitò al suo compleanno. C&#8217;era anche il ragazzino che mi piaceva, e andare era questione di vita o di morte. “Vai a piedi, è vicino”, dissero i miei che la domenica pomeriggio andavano a ballare col pullman di Renzo e Luana. “Prendi lo Stradario, è impossibile perdersi”.<br />
Presi lo Stradario e mi avviai. Voltai la II a s. che era via Silvio Corbari, comandante partigiano dell&#8217;omonimo battaglione. Le sue temerarie imprese ai danni delle forze occupanti gli valsero la stima il sostegno della popolazione locale e scatenarono l&#8217;ira della Repubblica di Salò. Fu sorpreso a Ca&#8217; Cornio di Modigliana insieme a Iris Versari, Adriano Casadei e Arturo Spazzoli. Dopo un violento combattimento fu catturato e quindi impiccato assieme ai compagni a Castrocaro il 17 agosto 1944. Il 18 agosto furono appesi a Forlì ai lampioni di Piazza Saffi. Perché impiccati due volte?, mi chiesi. Perché il concetto fosse ben chiaro. Perché tutti capissero che cosa succedeva ai ribelli. Quelli della banda Corbari non lo sapevano che sarebbe finita così? Certo che sì, ma allora non potevi non scegliere. E loro scelsero questo.<br />
La III a d. era via Iris Versari, eroina partigiana di Tredozio, compagna di Silvio Corbari. In seguito a un rastrellamento tedesco a Ca’ Cornio di Modigliana, ferita si suicidò per permettere la fuga a Corbari. E Corbari fuggì? Arrivai in via Adriano Casadei. Universitario di fede repubblicana, fece parte della banda Corbari come vice comandante. Durante un&#8217;azione in frazione Ca&#8217; Cornio di Modigliana cercò di portare in salvo il Corbari ferito ma, catturato dai tedeschi, fu impiccato a Castrocaro 17 agosto 1944 e poi di nuovo a Forlì.<br />
Non devo perdermi, mi dissi distrattamente. E iniziai a immaginarmi come doveva essere andata quel giorno a Ca&#8217; Cornio.<br />
Il 17 agosto 1944 è una giornata nuvolosa. A Ca&#8217; Cornio c&#8217;è stata una soffiata, i tedeschi circondano il rifugio. Bisogna scappare, ma Iris il giorno prima si è ferita a una gamba pulendo il suo sten. Corbari non la abbandonerà mai e lei lo sa, allora si spara un colpo di pistola perché lui possa fuggire. È una questione di scelte, e forse non è questa la più dolorosa che ha dovuto prendere negli ultimi anni. Corbari è disperato, è sconvolto ma scappa, si butta dalla finestra sparando e corre nel bosco, verso il fiume. Sull&#8217;argine cade e si fa male e Casadei, che è la mente della banda Corbari e il migliore amico di Silvio, Casadei è lontano, ormai in salvo, ma torna indietro e se lo carica in spalla. “Tci matt? Salvati almeno te”. “Ma non dire pataccate”.<br />
Li catturano subito, li caricano su un carro col cadavere di Iris. Passano per i villaggi e bussano alle porte, chiamano fuori la gente per far vedere a tutti che hanno preso Corbari. Quando arrivano a Castrocaro solo Casadei è cosciente. Si mette il cappio da solo, ma quando i nazisti tirano la corda si spezza. “A sì merz neca in t&#8217;al cordi”, dice, poi se ne lega attorno al collo un&#8217;altra. È così che dev&#8217;essere andata.<br />
Persi la strada e ogni minima residua parvenza di orientamento. Attraversai via Claudio Treves, via Gian Raniero Paulucci Ginnasi, via Mario Angeloni e ognuno aveva la sua storia eroica e struggente da raccontare. Quando arrivai in via Marzabotto la festa era quasi finita e il tipo che mi piaceva stava giocando a un videogame. “Come funziona?”, gli chiesi. “Tu sei gli americani e devi ammazzare i nazisti.” “E come si chiamano gli americani?” “Ma sei scema? Che te ne frega di come si chiamano? Devi sparare e basta.”<br />
“Me ne frega perché i nomi sono importanti, idiota. E perché dietro a ogni nome c&#8217;è una storia.” Pensai questo, ma non glielo dissi. Era stato un pomeriggio strepitoso.</p>
<p>Oggi tutto è diverso. La voce sexy del navigatore ti dice svoltare a destra svoltare a sinistra e in cinque minuti arrivi dove devi arrivare. Silvio Corbari è solo un cartello, una via come un&#8217;altra dove adesso c&#8217;è un centro commerciale, e dove bestemmi se ti accorgi di un senso unico che il navigatore non ti ha segnalato.</p>
<p>&#8212;</p>
<p><strong>Nicoletta Verna</strong> è editor di libri per la scuola e insegna Tecniche della comunicazione. Vive a Firenze, ma valica molto spesso e volentieri il passo del Muraglione.</p>
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		<title>[Parlami di tER #18] La signora delle nebbie</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 06:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bonora</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima. &#8212; Ferrara è la città più bella del mondo. Essendo nato a Ferrara e trasferito a Bologna che ancora non camminavo, ho il privilegio di poterla vivere in due modi: da turista, perché non ci capito spesso. Da indigeno, perché comunque ho onorato le mie origini tra vacanze estive e domeniche. Passavo quindi settimane in casa dalla nonna, che abitava in via delle Vigne, già via Schioccabecco. Non ho mai pensato di fare ricerche toponomastiche. Via delle Vigne è a 5 minuti di bicicletta dal Duomo, come tutta Ferrara del resto. Svoltando da Porta Mare si entra in questa via dove in fondo sta appoggiato un austero cancello in ferro, già visibile dall&#8217;imbocco. Di questo cancello parlerò dopo. MEMORIA Voglio indugiare un po&#8217; sui miei ricordi, conscio del rischio. Mia nonna Renata abitava al numero 12. Al piano terra si trovava la sua cucina, che fungeva anche da salotto, su un corridoio su cui si affacciavano altre due stanze con la stessa destinazione d&#8217;uso, rispettivamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://travelemiliaromagna.it/parlami-di-ter">Parlami di tER</a> è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.</em></p>
<p>&#8212;</p>
<p>Ferrara è la città più bella del mondo.</p>
<p>Essendo nato a Ferrara e trasferito a Bologna che ancora non camminavo, ho il privilegio di poterla vivere in due modi: da turista, perché non ci capito spesso. Da indigeno, perché comunque ho onorato le mie origini tra vacanze estive e domeniche.</p>
<p>Passavo quindi settimane in casa dalla nonna, che abitava in via delle Vigne, già via Schioccabecco. Non ho mai pensato di fare ricerche toponomastiche. Via delle Vigne è a 5 minuti di bicicletta dal Duomo, come tutta Ferrara del resto. Svoltando da Porta Mare si entra in questa via dove in fondo sta appoggiato un austero cancello in ferro, già visibile dall&#8217;imbocco. Di questo cancello parlerò dopo.</p>
<p><strong>MEMORIA</strong><br />
Voglio indugiare un po&#8217; sui miei ricordi, conscio del rischio. Mia nonna Renata abitava al numero 12. Al piano terra si trovava la sua cucina, che fungeva anche da salotto, su un corridoio su cui si affacciavano altre due stanze con la stessa destinazione d&#8217;uso, rispettivamente appartenenti alle signore Graziella e Argia, accento sulla «i». La prima era giovane &#8211; anche se io bambino la vedevo vecchissima &#8211; e unica della via a possedere un passaporto per l’indipendenza, una Fiat 600 bianca. La signora Argia invece era secca e bionda tinta, mi ricordava i film di paura che non osavo guardare per il timore di non dormire la notte. Tra lei e mia nonna vigeva un conflitto dai toni foschi le cui ragioni mi sono sempre state oscure, mentre la signora Graziella (anzi «signorina» adesso che ci penso) era un gioiello di nobiltà. Non avendo la tele, tutte le sere veniva ospitata dalla nonna, con cui faceva «un bridge» (in realtà una scala quaranta con strane regole), un bicchierin<br />
o di anice, e guardava la trasmissione delle otto e mezza, che fosse un film con Tognazzi (mia nonna lo odiava &#8211; &#8220;è un pornografico&#8221;) o una partita di Wimbledon. Si sono sempre date del lei, e anche io, con rispetto.</p>
<p>Invece le camere da letto stavano tutte ai piani di sopra. Quindi per andare a letto ciascuna signora la sera spegneva la luce, chiudeva la porta di sotto a chiave e saliva le scale comuni. Il bagno era in cortile. C&#8217;era solo la turca, periodicamente ritinteggiata con vernice a smalto gialla. Senza riscaldamento, come la camera da letto. In inverno, ci si preparava a salire con un pigiama di flanella e alcuni maglioni di lana, una cuffia e certe calze spesse un centimetro, per poi infilarsi sotto quattro coperte.</p>
<p><strong>CIMITERO</strong><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-9250" src="http://www.travelemiliaromagna.it/it/../img/fe_cimiteroebraico.jpg" alt="Cimitero ebraico di Ferrara" width="150" height="133" />Di giorno si giocava in strada, come narra ogni racconto della memoria che si rispetti. Io attendevo mio cugino, e quando non veniva ripiegavo sulla seconda scelta, un bambino che abitava dietro al cancello grande di cui ho scritto prima. La sua famiglia era custode del luogo, e il luogo era il cimitero ebraico. Giocavamo sul retro della casa, quindi nel cimitero, e avevamo due principali occupazioni: fare gare in bicicletta e giocare a pallone. I marciapiedi li ricordo ancora lisci e stretti, buoni per derapate, ed erano lunghi abbastanza per prendere velocità. Confluivano verso un edificio che somigliava vagamente all’idea che avevo di una chiesa, senza però santi che volgevano sguardi verso l’alto, e con una specie di tavolo in granito con un ripiano alto almeno mezzo metro. Quello un po’ mi dava soggezione.</p>
<p>Quando giocavamo a pallone lo facevamo senza remore. Il cimitero era il nostro flipper; se non c&#8217;erano visite, bombardavamo le lapidi con vigore, gioiosi infanti un po’ sovrappeso nel giardino dei morti. Qui mi verrebbe da trovare un significato assoluto alla scena, ma non ne ho i mezzi espressivi.</p>
<p>Il pomeriggio tornavo dalla nonna a fare merenda, l’idea di mangiare Nutella al cimitero non mi dava lo stesso gusto. C’era sempre una spoletta di pane &#8211; ovviamente ferrarese &#8211; che riempivo appunto di crema alla nocciola, o di prosciutto crudo. Mia nonna, credo memore della fame nei tempi grami, mi esortava a mangiare, e io volentieri la assecondavo; da qui il sovrappeso a cui accennavo. Mi manca tanto, mia nonna.</p>
<p><strong>MURI</strong><br />
Il cimitero era un luogo dietro un muro, credo l’unico che mi sia stato dato di valicare nei miei soggiorni ferraresi. Per me Ferrara rimane una città nascosta, dai muri di muro o dai muri di nebbia, che si ascolta più che vederla, si ascolta nei silenzi ovattati impossibili in una qualsiasi altra città che non sia Ferrara. Guardando il Giardino dei Finzi Contini però ho un po’ maledetto De Sica (il padre, non Cristian) per avermi svelato un al di là del muro, un po&#8217; come se Leopardi a un certo punto venisse fuori rivelando che dietro la siepe c’era un agriturismo. Ancora oggi preferisco non sapere; prendo Ferrara a dosi omeopatiche, sono un malato di nostalgia che non vuole realmente guarire, che ha paura di vedere oltre il muro perché magari poi dietro chissà, non c’è poi nulla.<br />
Preferisco che resti la «mia» città magica, immaginare, sentire, perché io straniero indigeno posso sentire la città che vibra, farmi attraversare dalla nebbia, non quella finta filmata di Antonioni, ma quella vera schizzata di Roberto Biavati, che ha disegnato La signora delle nebbie.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-9247" src="http://www.travelemiliaromagna.it/it/../img/lasignoradellenebbie.jpg" alt="La signora delle nebbie" width="370" height="489" /></p>
<p>&#8212;</p>
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<div>Nicola Bonora fa un mestiere che non è mai stato in grado di spiegare ai suoi genitori (legale, comunque). Lavora a Bologna per la web agency <a href="http://mentine.net/" target="_blank">mentine.net</a> e non si è mai trasferito a Milano perché, in fondo, non ce n&#8217;è bisogno. Il suo account twitter è @nicbonora.</div>
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		<title>[Parlami di tER #3] Per la via di Riosto &#8211; Pianoro, Bologna</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 06:34:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>f.sanzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlami di tER]]></category>
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		<description><![CDATA[Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima. &#8212; C’erano dei giorni d’estate fatti di afa e noia che il tempo sembrava liquefarsi e non passare mai. Erano giorni di 16 anni, in cui tutto sembrava eterno. Eterna la vita, eterna la noia in un paese dove l’autobus passava ogni 40 minuti e la domenica eri inchiodato alle colline. A 16 anni non la cogli quella fortuna lì, di poter guardare il grano che matura o un girasole che rinsecchisce per il caldo. Nei giorni d’estate dei 16 anni ti sembra solo di sudare via opportunità se vivi in un paese dove gli autobus passano poco e Bologna sembra tanto lontana. In quegli anni mi inventavo avventure e percorsi. Delle volte erano passeggiate con le amiche a parlare di tutto e niente insieme, delle volte erano percorsi immaginari fatti sui libri letti in giardino e delle altre erano gite con il cane e il walkman, quello con i cuffioni grandi e grossi che fanno molto caldo. Abitavo a Pianoro Nuovo: il mio mondo era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.travelemiliaromagna.it/parlami-di-ter">Parlami di tER</a> è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.</em></p>
<p><em>&#8212;</em></p>
<p>C’erano dei giorni d’estate fatti di afa e noia che il tempo sembrava liquefarsi e non passare mai.</p>
<p>Erano giorni di 16 anni, in cui tutto sembrava eterno.</p>
<p>Eterna la vita, eterna la noia in un paese dove l’autobus passava ogni 40 minuti e la domenica eri inchiodato alle colline. A 16 anni non la cogli quella fortuna lì, di poter guardare il grano che matura o un girasole che rinsecchisce per il caldo.</p>
<p>Nei giorni d’estate dei 16 anni ti sembra solo di sudare via opportunità se vivi in un paese dove gli autobus passano poco e Bologna sembra tanto lontana.</p>
<p>In quegli anni mi inventavo avventure e percorsi.</p>
<p>Delle volte erano passeggiate con le amiche a parlare di tutto e niente insieme, delle volte erano percorsi immaginari fatti sui libri letti in giardino e delle altre erano gite con il cane e il walkman, quello con i cuffioni grandi e grossi che fanno molto caldo.</p>
<p>Abitavo a Pianoro Nuovo: il mio mondo era fatto di una piscina azzurra, di una bicicletta che si chiamava Camilla e di una via che nelle notti di giugno si riempiva di lucciole.</p>
<p>E poi c’erano le mie esplorazioni.</p>
<p>Fu in una di queste che, arrampicandomi su per la via di Riosto, con la mia cagnola che ansimava felice dietro di me, arrivai per caso in un luogo magico, un luogo che avrebbe significato, negli anni successivi, molto per la sottoscritta.</p>
<p>Se cammini un po’ lungo la via dei colli che partono dalla Via Giardino, ai margini del paese, dove le ville si confondono con gli arbusti e qualche calanco, arrivi a un vecchio rudere. Una chiesa era. Un tempio ancora prima. <a href="http://www.pubblicapianoro.it/chiesa_riosto.htm">Dicono</a> che ci hanno trovato anche uno scheletro e delle supellettili e che era la chiesa principale del nostro paese.</p>
<p>Ora di scheletro rimane solo quello delle mura esterne, una porta e un frontespizio con dedica alla Madonna:</p>
<blockquote><p><em>Divae Mariae Virgini Assumptae D</em><em> </em></p></blockquote>
<p>Alla &#8220;chiesetta&#8221; &#8211;  così chiamavo quel posto &#8211; dove sarei tornata quando ero triste ma anche felice, dove avrei portato amici, amori nuovi e anche foglietti su cui scrivere la vita e la morte, c’è un’atmosfera particolare.</p>
<p>Deve essere per quell’intorno di sentieri e di orti, per quel termine di strada sterrata: c’è qualcosa di definitivo e mobile insieme tra quei sassi. Definitivo come l’altare che guarda al cielo e senti ancora le preghiere e i canti e mobile come quell’albero cresciuto lì, in mezzo all’abside, dove il Dio dei cattolici tocca la terra e anche l’azzurro e anche il bianco delle nuvole.</p>
<p>E mentre camminavo da casa per arrivare in un luogo che avevo fatto mio al punto che le rare volte che incontravo qualcuno ero perfino un po’ gelosa, nella salita faticosa dalle case e il brulichio dilatato di un posto di non città, non periferia e non campagna, mentre camminavo c’erano delle volte che mi sembrava di sentire la voce del passato e perfino quella del futuro e tutta la mia vita, quella vissuta e quella no, le mie amicizie, gli incontri e i sentieri, le cose dette e quelle che avrei voluto dire, le cose scritte e quelle che scrivevo solo nella testa e sembravano così belle senza l’eco della carta.</p>
<p>Tutti dovrebbero avere una chiesetta di Riosto.</p>
<p>E se non ci siete mai stati, andateci. Arrivate a Pianoro Nuovo, prendete la via Giardino dietro la piscina e salita per via Riosto. Superate le case, i poderi, i vigneti e proseguite fin quando la strada non si sterra. In questo modo raggiungerete il termine del mondo e da lì potrete scorgere, alla vostra destra, un rudere. Noterete subito l’albero che ci è cresciuto in mezzo e sfida il tempo.</p>
<p>Fermatevi lì. In silenzio. Guardatevi intorno per il tempo che basta.</p>
<p>Quando riprenderete la via del ritorno sarà tutto un po’ diverso.</p>
<p>Perché a Riosto lo capisci che tutte le cose ti cambiano.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Francesca Sanzo è Blogger professionale, storyteller e community manager. Il suo blog è: http://www.panzallaria.com/</p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>Tessendo i fili della memoria: le donne emiliano- romagnole nel mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 12:57:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lo Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Emiliano- romagnoli nel mondo]]></category>
		<category><![CDATA[catalogo]]></category>
		<category><![CDATA[consulta degli emiliano- romagnoli nel mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Emilia romagna]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono partite in tante, all&#8217;inizio del Novecento e poi fin dopo la seconda guerra mondiale. C&#8217;erano contadine, operaie, braccianti e mamme d&#8217;ogni età. Tutte donne, e tutte unite dal sogno di costruire un presente ed un futuro migliori per sé e le proprie famiglie. E&#8217; a queste donne, alla loro memoria e alle loro storie, che si rivolge una bellissima iniziativa della Consulta degli Emiliano- Romagnoli nel mondo e della Regione Emilia Romagna. La Consulta ha infatti avviato in questi giorni la raccolta dei dati per il &#8220;catalogo dell&#8217;emigrazione femminile&#8221;, destinati a confluire nel più ampio progetto de &#8220;La Casa della Memoria degli emigranti emiliano- romagnoli&#8221;. L&#8217;obiettivo, si legge nella pagina di presentazione ufficiale è costruire &#8220;una sorta di brogliaccio, di quaderno della memoria&#8221; attraverso il quale ritessere i fili della memoria e vivificare il ricordo delle tantissime mogli, figlie, mamme, nonne, antenate che dalle nostre terre sono emigrate. Per partecipare alla raccolta è sufficiente compilare la scheda sinottica, e poi rimetterla agli uffici regionali via email ( consulta@regione.emilia-romagna.it o rbirra@regione.emilia-romagna.it.) ovvero via posta cartacea- destinandola alla Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo Regione Emilia-Romagna, Viale A.Moro, 30, IV piano 40127 Bologna.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono partite in tante, all&#8217;inizio del Novecento e poi fin dopo la seconda guerra mondiale. C&#8217;erano contadine, operaie, braccianti e mamme d&#8217;ogni età. Tutte donne, e tutte unite dal sogno di costruire un presente ed un futuro migliori per sé e le proprie famiglie. </p>
<p>E&#8217; a queste donne, alla loro memoria e alle loro storie, che si rivolge una bellissima iniziativa della Consulta degli Emiliano- Romagnoli nel mondo e della Regione Emilia Romagna. La Consulta ha infatti avviato in questi giorni la raccolta dei dati per il &#8220;catalogo dell&#8217;emigrazione femminile&#8221;, destinati a confluire nel più ampio progetto de &#8220;La Casa della Memoria degli emigranti emiliano- romagnoli&#8221;. L&#8217;obiettivo, si legge nella <a href="http://www.emilianoromagnolinelmondo.it/wcm/emilianoromagnolinelmondo/news/1trim2010/scheda_emigrazione.htm">pagina di presentazione ufficiale</a> è costruire &#8220;una sorta di brogliaccio, di quaderno della memoria&#8221; attraverso il quale ritessere i fili della memoria e vivificare il ricordo delle tantissime  mogli, figlie, mamme, nonne, antenate che dalle nostre terre sono emigrate. </p>
<p>Per partecipare alla raccolta è sufficiente compilare la <a href="http://www.emilianoromagnolinelmondo.it/wcm/emilianoromagnolinelmondo/cons_docum/scheda-donna/schedadonna.pdf">scheda</a> sinottica, e poi rimetterla agli uffici regionali via email ( consulta@regione.emilia-romagna.it o rbirra@regione.emilia-romagna.it.) ovvero via posta cartacea- destinandola alla Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo Regione Emilia-Romagna, Viale A.Moro, 30, IV piano<br />
40127 Bologna.</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/iAKRQqcX6_w&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/iAKRQqcX6_w&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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