Sfogliando i dizionari si trovano svariate definizioni di “valanga”. Secondo AINEVA, l’Associazione Interregionale Neve e Valanghe si parla di valanga in caso di massa di neve, piccola o grande che sia, in movimento lungo un pendio.
Esistono diversi tipi di valanga, difficilmente classificabili e definiti secondo una serie di criteri: il tipo di distacco, la posizione della superficie di slittamento, l’umidità della neve, la forma del percorso, il tipo di movimento e la causa innescante.
Si parla di valanghe a debole coesione quando il movimento si origina a partire da una o alcune particelle di neve incoerente, e durante la caduta si propaga ad altra neve, formando una traiettoria via via più larga, di forma triangolare detta anche a “pera”. La maggior parte di esse si formano su pendii con inclinazione compresa tra 40° e 60°e, alle nostre latitudini, si formano generalmente in inverno, con temperature dell’aria basse e dopo abbondanti nevicate.
Tuttavia le valanghe a debole coesione possono essere anche di neve bagnata e allora sono molto lente e si innescano su pendii anche inferiori ai 30°.
Le valanghe a lastroni, invece, sono dovute al distacco improvviso di un intero lastrone di neve coerente, a partire da un fronte più o meno esteso. Perché si formi un lastrone è necessario che all’interno della coltre nevosa ci siano strati con una coesione sufficientemente elevata da consentire la trasmissione delle sollecitazioni a grande distanza e che ci sia una scarsa legame tra il lastrone e lo strato sottostante. Ciò avviene, per esempio, per l’azione del vento. Le valanghe a lastroni possono essere di superficie o di fondo a seconda che si muovano solo alcuni strati superficiali o l’intero manto nevoso. Si formano con maggior frequenza su pendii aventi inclinazione variabile tra 30° e 50°, tuttavia si possono avere distacchi anche con pendenze più basse. Nella maggior parte dei casi il distacco avviene per un aumento del carico sul manto nevoso dovuto al passaggio di sciatori; le valanghe in questo caso vengono dette “provocate”. Esse possono raggiungere velocità elevate in spazi brevi, presentando una forte accelerazione.
Per le cause delle valanghe leggiamo cosa dice wikipedia.
Le cause di una valanga possono essere: naturali, artificiali o una combinazione di queste.
Tra le cause naturali si annoverano:
• sovraccarico nevoso al di sopra di un pendio: aumenta la gravità che agisce contro la forza di coesione dei cristalli di ghiaccio; tale rischio aumenta con la pendenza e nei versanti sottovento per l’accumulo eolico di neve.
• precipitazione nevosa su un pendio innevato ghiacciato o già fortemente consolidato: la ridotta coesione tra i due strati formatisi facilita lo slittamento e scorrimento a valle della massa nevosa superficiale; tali valanghe superficiali sono comunemente dette slavine; tale rischio aumenta se la qualità della neve superficiale è resa pesante da alta umidità dell’aria.
• precipitazione piovosa su un pendio abbastanza innevato: aumenta il carico gravitazionale e riduce contemporaneamente anche la forza di coesione; si accompagna spesso all’innalzamento termico.
• innalzamento termico: favorisce l’instabilità del pendio innevato diminuendo la forza di coesione; se provoca anche la fusione parziale del manto nevoso il rischio aumenta ancor di più; tale rischio aumenta nei versanti esposti a sud per via della maggiore insolazione e nel periodo primaverile di disgelo.
• vento: agisce meccanicamente aumentando localmente il carico gravitazionale o diminuendo le forze di coesione fino al raggiungimento e superamento del carico di rottura; tale rischio aumenta con l’intensità del vento e nei versanti sopravvento.Tra le cause artificiali ovvero umane si annoverano essenzialmente:
• passaggio di uno o più sciatori o alpinisti su un pendio a rischio ovvero vicino alla soglia limite di rottura: l’azione scatenante è impartita anche solo attraverso il peso dello sciatore, spesso amplificato dal moto verso valle dello stesso e da manovre brusche o del tutto errate o sconsigliate come la traversata longitudinale del pendio a rischio;
• cariche di esplosivo volutamente e debitamente piazzate per produrre una valanga artificiale e diminuire così il rischio connesso all’instabilità conclamata del pendio.
Come fare, quindi, per andare sulla neve con sicurezza? La prevenzione è fondamentale. Consultare il bollettino nivometeorologico, anche dei giorni precedenti alla gita, è un modo per ricostruire l’evoluzione del manto nevoso e pianificare sulla cartina il percorso.
Una volta sul campo è importante essere in grado di “leggere” la neve per comprenderne il grado di stabilità.
Esistono diverse prove empiriche che permettono di valutare la pendenza del terreno (come abbiamo visto la maggior parte delle valanghe si forma tra i 30° e i 45°) e la stabilità del manto nevoso. Le bussole più sofisticate sono dotate di un inclinometro, appoggiando sul terreno la racchetta degli sci e sovrapponendo la bussola con l’inclinometro è possibile determinare l’inclinazione. Esistono anche inclinometri portatili costituiti da una scala goniometrica in gradi e da una catenella con un peso che per effetto della forza di gravità si dispone sulla verticale di un punto e perciò determina l’inclinazione. E’ facile costruirsi in casa un inclinometro con un semplice cartoncino graduato e con uno spillo.
Un altro metodo prevede l’uso dei due bastoncini da sci da usare come si vede nell’immagine:
Nella tabella sottostante vengono riportate le lunghezze del bastoncino per le varie pendenze. Le lunghezze a in cm del primo bastoncino sono in funzione della lunghezza L del secondo.
Avendo a disposizione una cartina, invece, si possono ottenere rilevazioni più precise.
1. Scelto il pendio interessato, si consideri il dislivello esistente tra due linee di livello assunte come riferimento: tale dislivello prende il nome di ALTEZZA.
2. Utilizzando un righello millimetrato, si misuri la distanza esistente tra le due curve di livello considerate. Si trasformi quindi questa distanza in millimetri nella reale distanza sul terreno, servendosi della scala della cartina. Il valore così ottenuto prende il nome di BASE.
3. Si esegua la seguente divisione:ALTEZZA / BASE Il risultato di questa operazione, confrontato con la tabella seguente, consente di determinare la pendenza del pendio.
Ed ecco alcuni consigli da tenere sempre presente durante l’escursione:
- Tenere le dovute distanze di sicurezza (in genere almeno 10 metri tra una persona e l’altra) ma non perdendo mai il contatto con i compagni.
- Valutare sul posto la capacità di ogni singolo pendio di sopportare il carico e le sollecitazioni che andremmo ad imprimere con il nostro passaggio.
- Prestare particolare attenzione ai segnali di instabilità che l’ambiente presenta (l’esistenza di valanghe cadute di recente, presenza di accumuli o lastroni di neve ventata, rumori sospetti al nostro passaggio… )
- Fare attenzione alle condizioni meteorologiche: arrivo di nebbia, aumento repentino della temperatura, forte vento, ecc.
Fondamentale, inoltre, avere con sé e acceso l’ARVA, l’apparecchio di ricerca in valanga, che permette di facilitare e velocizzare eventuali soccorsi.
PlanetMountain.com ci aiuta a sfatare qualche luogo comune:
- È tanto che non nevica, pertanto non c’è pericolo: FALSO. Infatti se dopo una nevicata le temperature si mantengono basse per lungo periodo, il pericolo di valanghe si protrae nel tempo anche per molti giorni ed inoltre i lastroni di neve ventata si mantengono inalterati dopo la loro formazione.
- C’è poca neve quindi non c’e pericolo: FALSO. Infatti l’escursionista può scendere in conche o canaloni dove la neve è stata trascinata dal vento creando accumuli che si staccano molto facilmente sotto forma di valanghe a lastroni anche se tutto intorno non c’è neve.
- Il pendio ha tenuto al passaggio del mio compagno quindi è stabile: FALSO. Un pendio instabile non si rompe necessariamente al passaggio del primo escursionista, inoltre un lastrone può tenere al passaggio di una persona e staccarsi al passaggio di due persone vicine.
- Il bosco protegge dalle valanghe: questa affermazione è vera solo in parte. Solo il bosco fitto di conifere protegge dalla possibilità di distacco di una valanga. In genere nei boschi dove grandi parti di cielo sono visibili si possono comunque innescare distacchi di valanghe. Resta inteso che se la valanga dovesse staccarsi sopra il bosco esso non ne arresta di sicuro il movimento, anzi a volte contribuisce ad aumentarne il volume con la sua massa di detriti.
- Al mattino non c’è pericolo: questo è valido solo nel periodo primaverile e solo quando di notte ancora ghiaccia.
- Le asperità del terreno trattengono il manto nevoso: ciò vale solo per le valanghe di fondo, mentre per le valanghe superficiali questo non è vero in quanto il distacco può avvenire nello strato sovrastante le asperità stesse.
- Dopo una nevicata se fa freddo le valanghe non si staccano: falso, le basse temperature protraggono nel tempo l’instabilità della neve rallentandone i processi di consolidamento (che si ottengono con l’alternanza delle temperature). Inoltre il freddo innesca processi di crescita dei cristalli per sublimazione del vapore acqueo che li rende ancora più fragili.
Ultimo appunto per leggere correttamente il bolltettino nivometeorologico: la scala europea del pericolo da valanghe si compone di 5 gradi di pericolo crescente, individuati con indici numerici da 1 a 5. La scala non è lineare, in quanto il grado mediano (3 marcato) non rappresenta un pericolo medio, bensì un pericolo superiore. Ad ogni livello è associato un colore. Leggiamo, sempre da wikipedia:
- DEBOLE: Il manto nevoso è in generale ben consolidato e stabile. Il distacco è generalmente possibile solo con un forte sovraccarico su pochissimi pendii ripidi estremi. Sono possibili solo piccole valanghe spontanee (cosiddetti scaricamenti); contraddistindo dal colore verde.
- MODERATO: Il manto nevoso è moderatamente consolidato su alcuni pendii ripidi, per il resto è ben consolidato. Il distacco è possibile soprattutto con un forte sovraccarico sui pendii ripidi indicati. Non sono da aspettarsi grandi valanghe spontanee; colore giallo.
- MARCATO: Il manto nevoso presenta un consolidamento da moderato a debole su molti pendii ripidi. Il distacco è possibile con un debole sovraccarico soprattutto sui pendii ripidi indicati. In alcune situazioni sono possibili valanghe spontanee di media grandezza e, in singoli casi, anche grandi valanghe; colore arancione.
- FORTE: Il manto nevoso è debolmente consolidato sulla maggior parte dei pendii ripidi Il distacco è probabile già con un debole sovraccarico. In alcune situazioni sono da aspettarsi molte valanghe spontanee di media grandezza e, talvolta, anche grandi valanghe, colore rosso.
- MOLTO FORTE: Il manto nevoso è in generale debolmente consolidato e per lo più instabile. Sono da aspettarsi numerose grandi valanghe spontanee, anche sul terreno moderatamente ripido; colore rosso e nero.
Se siete appassionati di montagna e siete interessati ad approfondire il tema della sicurezza, esistono molte associazioni che tengono corsi per aiutare gli escursionisti ad affrontare con consapevolezza la neve e la montagna. Una di queste, La Pietra Guide Alpine, tiene corsi proprio in queste settimane in provincia di Reggio Emilia.










