Slow Food Day 2012: noi, il cibo e i cambiamenti climatici.
Walter Manni 24/05/2012Che rapp
orto c’è tra il cibo che consumiamo ogni giorno e i cambiamenti climatici? Possono le nostre scelte a tavola incidere sul nostro pianeta?
Questi ed altri saranno i temi caldi su cui vorranno riflettere gli Slow Food Day. Sabato 26 maggio infatti in 300 città italiane si celebrerà l’agricoltura di prossimità, quella buona, sana, green e attenta alle tasche.
Qui da noi, in Emilia Romagna, di appuntamenti ne avremo ben 17, ognuno in una città diversa e con un suo obiettivo. Ci saranno birrifici artigianali, degustazioni e di prodotti locali e distribuzione di Pasta Madre, quella che serve per imparare a informare il pane! E poi workshop, seminari, e cene collettive andranno a concludere una giornata alla scoperta del buon cibo, ma anche delle buone abitudini alimentari.
Capiremo in che modo il nostro cibo e la nostra dieta influenza la natura nel suo complesso, per esempio rigurado ad alimenti che vengono impostati con grave dispendio di carburanti, e scopriremo efficaci accorgimenti da adottare.
Per tutti sarà a disposizione una guida, “Fulmini e polpette!“, che promette di aiutarci a prendere quelle sane e buone abitudini alimentari per seguire una dieta gustosa, ma attenta alle tasche.
Saranno dunque questi i temi dello Slow Food Day: le Condotte locali organizzeranno gli appuntamenti più diversi, coinvolgendo il pubblico in mercati contadini, degustazioni, conferenze, incontri con i produttori e attività educative per tutti.
Se volete scoprire di più sul cibo e sul suo buon utilizzo segnatevi tutti gli appuntamenti in Regione oppure seguite l’hashtag #Slowfoodday su Twitter.






Comments (1)
Che belle iniziative. Sono Emiliana ma vivo in Nuova Zelanda, abbiamo anche noi un convivio Slow Food, ma l’interesse per la cucina e convivialità non è come da noi e facciamo molta fatica a convincere la gente.
Comunque negli ultimi anni le cose sono migliorate (scrivo articoli di viaggio e cucina e quindi sono cosciente dei cambiamenti) ma solo fra i ceti più alti che possono permettersi di comprare i prodotti genuini o hanno il tempo per fare la pasta madre. Sto cercando disperatamente di ‘proletarizzare’ l’idea di Slow Food in questo paese… qualche suggerimento?
Ciao
Alessandra