I più odiati in assoluto sarebbero le miniature di palazzi e monumenti, seguiti da presso dai cd di musica popolare, dalle paccottiglie simil-spieggesche e dagli immancabili (ma pur sempre terrificanti) magneti da frigorifero.

Insomma sono tempi difficili per i souvenir di viaggio più tradizionali, almeno stando alla classifica elaborata dal portale subito.it, e che in dettaglio prevede il seguente ranking:

1. Miniature di monumenti/statue/palazzi (disprezzate soprattutto dagli uomini)
2. Cd con le canzoni tradizionali del luogo
3. Palla di vetro con neve che cade
4. Manufatti con conchiglie (disprezzati soprattutto dalle donne)
5. Prodotti enogastronomici acquistati al duty-free dell’aeroporto
6. Calamite colorate da attaccare al frigorifero
7. Abbigliamento o accessori con il nome del posto visitato
8. Statuette/amuleti che cambiano colore con il tempo

Ma c’è di più. Se fino a ieri la cosa peggiore che poteva succedere ai souvenir sgraditi era di finire a impolverarsi sopra un comò- o andare perduta durante un trasloco- oggi il rischio per le paccottiglie globalizzate è quello di cominciare a rimbalzare di casa in casa come palline da ping- pong, vendute e rivendute online da quel 78% di italiani che si dicono pronti a riciclare i regali indesiderati.

Festa finita per i prendi-polvere quindi? Non esattamente. Perché se è vero che l’appeal degli oggetti più tradizionali continua a cadere nell’immaginario turistico, è vero altrettanto che la spesa destinata ai ricordini resta incredibilmente elevata (il giro d’affari è stimato da subito.it in circa 5 miliardi di Euro l’anno). Ed è vero soprattutto che altre tipologie di souvenir- per esempio i prodotti tipici DOP e IGP- incontrano un favore sempre crescente da parte dei viaggiatori.
[foto di @stewedpeas, distribuita con licenza Creative Commons]