[Parlami di tER #44] Ho sempre sognato di guidare un’auto da corsa

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[Parlami di tER #44] Ho sempre sognato di guidare un’auto da corsa


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Parlami di tER è una serie di racconti dell’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima

In generale ho paura di sognare.

Mica per niente: è che alla fine le delusioni sono delusioni, e rifiutarmi di sognare è il mio modo per risparmiarmene qualcuna. Non so se sia giusto o meno, semplicemente mi sento più tranquillo così.
La cosa buffa è che mia moglie, invece, è una gran sognatrice. A 10 anni sognava di sposare il suo futuro marito. A 15 di diventare un Architetto Paesaggista. A 20, di prendersi un anno di vacanza e girare per il mondo.

E vivere vicino ad una sognatrice, è quasi superfluo dirlo, fa un gran bene a qualsiasi non sognatore.

Le persone che mi conoscono probabilmente non sapevano che guidare un’auto da corsa fosse tra i miei sogni. Anche perché non lo sapevo neppure io. Non ho mai avuto foto di auto esotiche nella mia cameretta da ragazzino. Non so esattamente come funzioni un motore. E prima di questa settimana non conoscevo il nome di una macchina sportiva che fosse una.

La settimana scorsa, qui in Italia, la Lamborghini ha offerto a me e al mio amico Michael la possibilità di partecipare alla loro Driving Academy 2012. Mi sono svegliato da un sonnellino nella nostra tranquilla casa nel centro di Bologna e come per magia mi sono ritrovato su una nuvola. Ero convinto che fosse tutto uno scherzo, e che mia moglie mi stesse prendendo in giro.

Solo qualche giorno dopo, mi sono ritrovato ai box del circuito di Formula Uno di Imola, Italia.

 

Non avevo mai fatto più di cento all’ora in autostrada, non avevo mai messo piede su una Lamborghini, non avevo mai visitato un circuito automobilistico, e adesso mi stavano dando le chiavi di una Gallardo, prima, e poi di una Aventador 2012, un mostro da 700 cavalli capace di correre a 350 km/h.

Nel corso del primo giro sono arrivato fino a duecento chilometri orari.

Da solo.

 

Sudore. Urla. Improperi. Preghiere.

Era qualcosa che avevo sempre voluto? Sì. In quel momento ho realizzato che in qualche punto del passato, in qualche recesso nascosto della mia mente, un piccolo seme di sogno era stato piantato. Nessuno lo sapeva ad eccezione di Bethany, anche perché in generale non mi svago sognando. Comunque sia, il seme era lì.

Se la Aventador potesse parlare, vi potrebbe raccontare di quanto fossi spaventato, di come non mi fidassi di lei all’inizio, di come abbia imparato a farlo gradualmente, e di come alla fine mi sia abbandonato all’istinto e abbia guidato.

Vi direbbe che in 24 giri su pista, quel giorno, ho realizzato il mio sogno.

Alle volte non conosciamo i nostri sogni finché non diventano realtà.

Ted Rydmark si racconta così:

Lavoro: Social Worker

Interessi: Caffè

Sfide: Dormire in tenda

Passioni di viaggio: Le persone- incrociare i percorsi e scambiare le storie

Viaggio Ideale: Macchu Picchu

Obiettivi: compiere 30 anni in Patagonia (no aspettate: festeggiare i 30 anni qualche settimana dopo a Buenos Aires con caffè fresco e docce calde)

Ted e sua moglie Bethany sono tra gli ospiti di BlogVille, il posto dove i blogger si possono sentire a casa, in Emilia- Romagna.

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