[Parlami di tER #30] La Nove Colli

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[Parlami di tER #30] La Nove Colli


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Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto.
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È ancora buio quando esco dall’hotel e pedalando lentamente mi avvio verso la partenza. Cesenatico ancora dorme. Dagli hotel si vedono uscire i ciclisti con le loro “macchine da corsa” tirate a lucido. C’è un’atmosfera particolare nel cielo, che ora è colorato dalle prime luci dell’alba, si sente che c’è qualcosa d’importante che sta per partire: la Granfondo Internazionale di Cesenatico Fausto Coppi, detta anche Nove Colli, con 13000 partecipanti provenienti dall’Italia e da tutto il mondo.

Alla partenza.
Un elicottero si aggira nel cielo sopra di noi e si sente un gran vociare. Sono nella griglia bianca, composta dai corridori che nell’ultima edizione hanno terminato la corsa al di sotto delle 8 ore e 30 minuti, in mezzo a tanti ciclisti con la tenuta della loro squadra. Di tanto in tanto però, si possono intravedere dei ciclisti con una tenuta “neutrale”, come me, etichettati come turisti e che riescono a spiaccicare giusto qualche parola in italiano. La musica che esce ad alto volume dagli altoparlanti è ora interrotta dal countdown e la tensione sale.
Ancora un minuto. Un ultimo sorso dalla borraccia, in sella e via, si parte, lungo il magnifico porto canale di Leonardo da Vinci con i suoi pescherecci antichi. Il ritmo è ancora calmo e le pedalate sono dolci, ma appena si passa la linea di partenza sotto l’Adriatica inizia la gara vera.

Mi sono promesso di non partire subito a mille, preso dalla foga, ma di trovare un gruppetto che arrivasse fino alla prima salita ad un ritmo moderato, in modo da poter avere ancora energie per affrontare quelle restanti. Questo però non è possibile, dato che tutti i corridori partono a razzo, come se la gara fosse lunga solo 10 km. Alla mia destra e alla mia sinistra sembrano passare dei fulmini, nonostante il mio tachimetro segnasse i 45 km/h e la strada non fosse neanche in discesa. Si vede che ognuno vuole stare in testa al gruppo. Dato che immaginavo che alla prima rotonda ci sarebbe stata una frenata generale, ho tenuto il mio ritmo cercando di pedalare sul bordo destro della strada. Dallo scorso anno ho imparato che molti di quelli che vedo ora sicuramente li rincontrerò nelle prime salite, superandoli e lasciandoli molto, molto indietro. Nelle alpi, dove vado spesso in bici, i monti sono un po’ più alti e le salite un po’ più ripide.

Prendere parte a una corsa così piena di gente sarebbe inimmaginabile in Germania. Qui in Emilia Romagna ogni ciclista, abituale o saltuario che sia, sa come ci si deve comportare durante un evento come questo. Anche se la velocità è elevata, l’atmosfera che si respira è quella tipica italiana e il vociare nel gruppo è ancora tanto. A bordo strada, nonostante l’ora, ci sono già tante persone che gridano e incoraggiano i corridori. Mi godo l’atmosfera di questa giornata che è ancora solamente agli inizi, e affascinato guardo il panorama che si apre davanti ai miei occhi.

Sono euforico e pieno di adrenalina, il tempo passa così velocemente che neanche mi accorgo di aver raggiunto già il primo punto di ristoro. A dire la verità non sento il bisogno di fermarmi, ma dall’anno scorso ho anche imparato che è più importante fermarsi a provare le leccornie che vengono offerte in questi stand, piuttosto che arrivare al traguardo 5 minuti prima. I punti di ristoro sono una delle cose più caratteristiche della Nove Colli. Vi si può trovare tutto quello che l’Italia ha da offrire a livello gastronomico. Pizzette, torte e ciambelle fatte in casa, panini al prosciutto o alla mortadella, frutta, parmigiano reggiano e un buonissimo caffè. In una delle salite c’è pure uno stand con un grill, dove vengono offerti ai corridori salsicce e bistecche. Qui si ha anche la possibilità di bere del buon vino rosso, da quanto ho sentito dire…

Alla terza salita sarebbe inimmaginabile per me rimettermi in sella dopo aver consumato una “merenda” del genere e quindi ho lasciato stare la sosta, anche perché la quarta salita è quella del Passo del Barbotto. Lunga 4,5 km e con una pendenza del 18%, questa salita è uno dei pezzi forti del percorso dopo circa 90 km. Qui si trova anche la maggior parte degli spettatori che incitano i ciclisti come se fossero al Giro d’Italia o al Tour de France. Al termine di questa impegnativa salita sul mio “CV del Barbotto” ci saranno scritti 24 minuti e 40 secondi. Arrivati in cima alla salita l’entusiasmo degli spettatori è così grande che ad ogni ciclista sembra di essere acclamato e osannato come il vincitore della gara. Invece mi aspettano ancora 110 km.

Verso mezzogiorno la temperatura sale e la borraccia si svuota sempre più velocemente. Ma non c’è bisogno di avere grandi scorte con sé, dato che lungo il percorso si incontrano persone che ti aspettano con il tubo dell’acqua del loro giardino in mano per riempirti la borraccia. E qui in collina l’acqua ha un sapore veramente buono, molto di più di certe acque in bottiglia. Il gruppo intanto è diventato più silenzioso. I discorsi ora si compongono solo di qualche parola o accenno. Del tran tran inziale ora non si sente più niente, ma ognuno è contento e si gode la gara.

Non voglio passare per quello che pensa solamente al cibo, ma il mio punto di ristoro preferito è quello che si trova in piazza a Perticara. Qui non solo il cibo è ottimo, ma la vista è mozzafiato.

Sì, il paesaggio. Anche se le gambe dopo ogni collina sono sempre più pesanti, non vedi l’ora di arrivare alla prossima curva per ammirare il paesaggio che ti aspetta.

Collina dopo collina si va avanti. Un altro dei luoghi più interessanti sia dal punto di vista paesaggistico che da quello della gara è San Leo. Una vista eccezionale e la lunga discesa che ti aspetta, fanno dimenticare in fretta le fatiche patite durante le salite.

Dopo 170 km il percorso è per la maggior parte in discesa e in lontananza si vede il grattacielo di Cesenatico, dove si trova l’arrivo della corsa. Ora bisogna trovare solo un gruppetto che mi tiri per gli ultimi 30 km. Poi eccolo lì, l’arrivo, pieno di spettatori che ti fanno sentire come il vincitore della gara. Anch’io mi sento così. Ho pedalato per 8 ore e 3 minuti. Sono stato quasi mezz’ora più veloce rispetto all’anno passato.

Ora però è l’ora del pasta party e della più che meritata birra alla spina. E come l’anno scorso posso constatare che dopo 8 ore in sella non ho nessun appetito. Non ci posso credere, mi sono riempito nei punti ristoro lungo il tragitto e devo lasciar stare questo gustosissimo piatto di pasta all’arrivo. Ma fa lo stesso. Mi godo ancora per un po’ l’atmosfera dell’arrivo e poi via in spiaggia, per rilassarmi nell’acqua del mare sotto al sole, anche perché per la sera è già stato riservato un tavolo in pizzeria per festeggiare insieme ai miei parenti il risultato della corsa. – Bella Italia

E quando da noi in Germania a novembre c’era un clima freddo e nebbioso, mi sono subito iscritto, il giorno dopo l’apertura del portale, di nuovo alla gara. Ora durante questi freddi giorni di preparazione posso già sognare della Nove Colli che verrà.


Robert Eisch da oltre vent’anni trascorre le sue vacanze in Emilia Romagna. Ha scoperto questa regione verso la fine degli anni ’70, quando con i genitori e i fratelli passava le sue estati a San Mauro Mare. L’Emilia Romagna – dice – gli è rimasta nel cuore. L’edizione del 2012 sarà la sua 3° Nove Colli a cui prenderà parte.

La versione originale in lingua inglese e tedesca si trova qui: Die Nove Colli

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