Prima dell’arrivo della Patata dalle Americhe, la castagna è stata la risorsa alimentare più preziosa per molte aree d’Europa e, in particolare, per l’Appennino. La farina che si ricavava dal frutto seccato era la base dell’alimentazione per gran parte dell’anno, tanto che il castagno ha meritato l’appellativo di “Albero del Pane”.
I castagneti erano talmente importanti nella vita delle comunità che sono stati ritrovati documenti del XVI secolo contenenti norme di tutela specifiche. Per esempio, la sostituzione di un castagneto con altre colture (viti, olivi e fruttiferi vari) poteva avvenire solo su licenza di apposite autorità. In alcuni casi l’autorizzazione era concessa a condizione che si attuasse l’impianto, in un’altra zona, di un numero maggiore di castagni con l’impegno anche di eseguire le cure colturali necessarie.
Le castagne fornivano cibo, la legna dei castagni serviva a fare carbone, fondamentale per affrontare i lunghi mesi freddi dell’inverno.
Intorno ai castagneti e ai loro frutti si è sviluppata una tale quantità di tradizioni, tecniche e pratiche da far parlare di una vera e propria “civiltà del Castagno” finita nel dopoguerra, con lo spopolamento delle zone montane e i cambiamenti nelle abitudini alimentari, che hanno portato all’abbandono della coltivazione dei castagneti.
La Civiltà del Castagno è così importante nella storia del nostro Appennino da meritare musei e luoghi studio.
Da alcuni anni, per esempio, è stata istituita una Strada Europea del Castagno, che attraversa l’Appennino tra Modena e Bologna e si snoda sulle principali strade dell’Antico Frignano. Poco distante dai centri principali e intorno ai piccoli borghi si possono visitare importanti castagneti, che un tempo costituivano il vanto di queste zone.
Lungo la Strada Europea del Castagno si trova l’Ospitale di San Giacomo della Dozola, a Zocca, è menzionato per la prima volta nel 1186. L’attuale edificio si è sviluppato attorno a un nucleo quattrocentesco. L’Ospitale è sede del centro di documentazione e museo del castagno si sviluppa in tre sale tematiche. All’ingresso si trovano i principali documenti sul castagno e una banca dati informatica. Le tre sale ospitano nell’ordine una mostra fotografica, i vecchi attrezzi usati dagli agricoltori e gli oggetti di uso domestico usati per conservare e lavorare le castagne.
La visita al museo del castagno non si esaurisce nelle sale dell’Ospitale di San Giacomo ma può proseguire lungo un breve e comodo itinerario che parte nei pressi dell’edificio e raggiunge una piccola oasi naturalistica attrezzata dove crescono spontanee le betulle. Lungo il percorso apposite tabelle illustrano i vari aspetti del castagneto, del castagno e della sua coltivazione.
Esistono ancora diversi metati funzionanti e visitabili. Uno, per esempio, si trova proprio a Zocca.
I metati sono piccoli fabbricati di due piani destinati all’essiccazione delle castagne. A pianterreno si accendeva il fuoco il cui calore, passando al piano superiore attraverso travicelli a sezione triangolare (astoni), essiccava le castagne lì collocate attraverso un’apertura posta a monte del fabbricato stesso. Il fuoco rimaneva acceso per tre, quattro settimane dopodiché le castagne essiccate venivano trebbiate in grossi mortai di legno (pile) dei quali è possibile vedere un bell’esemplare nella vicina sala degli stemmi.
Nei metati, intorno al fuoco acceso, si riunivano nelle serate autunnali anziani e bambini, donne e uomini ed era uso raccontare “fole” per passare il tempo ma anche per tramandare saperi.
La castagna, in tavola, può essere usata in molti modi, dalle semplici castagne bollite, alle caldarroste fino a piatti più elaborati preparati usando castagne secche o farina. Con le castagne si prepara la polenta ma anche ripieni e contorni per piatti di carne, gnocchi e pasta e, ovviamente dolci.









1 commento
Autunno d’Appennino nei castagneti | Travel Emilia Romagna says:
Oct 13, 2011
[...] castagneti, poi, sono anche luogo di storia e tradizioni, raccontano di un’antichissima civiltà che ha a lungo segnato la vita dell’Appennino. Conoscere i castagneti è un modo per [...]